From the monthly archives: settembre 2008

La razionalità negataA trent’anni dalla 180, la cosiddetta Legge Basaglia, che segnò la progressiva chiusura dei manicomi, un dialogo tra uno dei protagonisti di quegli anni e uno storico della medicina. Per fare luce su una vicenda spesso mitizzata e messa al servizio delle ideologie. Un percorso che va oltre gli slogan, che offre dati, date, fatti, numeri, e descrive lucidamente i corsi e ricorsi della politica psichiatrica italiana. Uno sguardo dissacrante che dai problemi sociali e medici legati al disagio mentale si allarga sull’Italia dell’ultimo mezzo secolo. Dal riformismo dei primi sessanta alla controcultura giovanile, dalla sinistra dei settanta ai problemi di gestione sul territorio, un pezzo di storia culturale e politica in un paese che ancora non sembra aver sconfitto i suoi vecchi tabù. Etica della medicina, diritti del malato, autodeterminazione personale, garanzia della libertà individuale: temi drammaticamente attuali, che già risuonavano tra le righe pubblicate dallo Stato italiano il 13 maggio 1978. Eppure, nodi ancora tutti da sciogliere, oggi come trent’anni fa.

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I miei conti con basaglia

On 30 settembre 2008 By

Le aggettivazioni sono tutte al negativo: «vaga, poco chiara, generica». E poi, per trent’ anni l’ abbiamo chiamata legge Basaglia, ma sbagliando. Non perché l’ avremmo dovuta indicare più correttamente con il numero “180″ – e ai numeri siamo sempre un po’ ostici, si sa. Il punto è un altro: si doveva chiamare con un altro nome! Il vero padre di quella legge – «fatta all’ italiana» – non sarebbe Basaglia, ma un medico psichiatra, un parlamentare democristiano: a Bruno Orsini si deve «la formulazione e la promulgazione» della celebre normativa che ha cancellato i manicomi.

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«Sono anche disarmato, non avere paura», sono le ultime parole di Daniele Macciantelli, rivolte a quello che un istante dopo diventerà il suo assassino. L’ agente si toglie la pistola dalla fondina, consegnandola ai colleghi. Si avvicina a Danilo Pace, appoggiato al muro, in fondo allo stretto corridoio, con le mani dietro la schiena.

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Taciturno e solitario. Sofferente di un disturbo psicotico di tipo paranoideo. Nutre un odio profondo per i poliziotti perché è convinto che in passato abbiano ammazzato un amico e il cane. Ma è anche un violento. Litiga con il padre Vito, che chiama “l’ estraneo, non il mio vero padre”, lancia oggetti dal balcone, rompe tutto. Quattro ricoveri in Psichiatria a Sampierdarena (due volontari e due Tso), una denuncia per aver picchiato un poliziotto, cinque interventi delle forze dell’ ordine per placare la sua ira, qualche piccolo precedente per furto e abuso di droghe.

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Poteva essere un’ altra giornata di sangue, come il giorno prima. Ieri, invece, per fortuna i carabinieri sono riusciti a bloccare due squilibrati che minacciavano il peggio con armi in mano. Uno è stato arrestato, l’ altro denunciato a piede libero ed affidato al Servizio di Salute Mentale. Il primo episodio è accaduto a Campomorone.

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Che la sofferenza umana non sempre sia affrontabile attraverso il supporto della scienza medica o del sostegno psicologico o della solidarietà degli altri è un dato che bisogna accettare. Quando però molte vicende finiscono male, come è il caso del povero Giovanni Tombari, ci si deve chiedere cos’è che non ha funzionato.

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Dolore, gratitudine e rabbia. Con questi sentimenti Genova ha dato ieri nella cattedrale di San Lorenzo l’ultimo saluto a Daniele Macciantelli, il poliziotto ucciso giovedì scorso dal giovane psicopatico Danilo Pace. Il dolore è quello di quanti conoscevano l’assistente capo giunto dalla Spezia con una gran passione per il suo lavoro, «una persona fantastica», detto fuor di retorica.

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margheriteCiao a tutti, mi chiamo Cristiana.

Ho pensato di raccontare la mia storia, non è stata una scelta facile; ma stamattina è domenica, sono in pullman verso casa, c’è il sole, e ne sento il bisogno; e penso che non potrei dare miglior contributo che dirvi della mia esperienza.

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(ANSA) – GENOVA, 29 SET – Il feretro di Daniele Mccciantelli, avvolto nel tricolore, e’ giunto nella cattedrale di San Lorenzo dove si svolgeranno i funerali. Il feretro, portato a spalla da 8 agenti e seguito dal picchetto d’onore e dai familiari, e’ stato accolto da un lungo applauso. Ad attenderlo, il Capo della polizia Antonio Manganelli. ‘Auspico che episodi come questo non debbano piu’ ripetersi e che le persone con problemi mentali ricevano cure piu’ adeguate’, ha detto il fratello Ottaviano Macciantelli.

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Una mamma preoccupata

On 29 settembre 2008 By

mammaSono una ragazza o se preferisce una donna di 25 anni e ho una bambina anche se ormai bisognerebbe chiamarla ragazza di 12anni. Ho due problemi: il primo è che da poco mia figlia ha avuto le sue prime mestruazioni, insomma è diventata una donna e io sono terrorizzata dal fatto che possa avere dei rapporti e trovarsi in una gravidanza.

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