From the monthly archives: gennaio 2009

Intervista alla sorella Giuliana:

Era in cura però non era una cura.. io e mio padre ci recavamo sempre al centro di salute mentale ma per questo motivo davamo fastidio ai dottori perché volevamo che Ricky migliorasse, l’avevamo portato a Preganziol a Pisa, poi per fortuna Ricky sembrava stesse un po’ meglio, tanto che aveva anche iniziato a fare qualche lavoretto però qua me l’avevano ricattato, gli avevano detto che se si fosse curato fuori Trieste loro non gli avrebbero più somministrato la cura, così lui aveva sempre alti e bassi, non aveva una vita normale, per la somministrazione della cura i medici non venivano a casa, era Ricky che doveva recarsi al centro di salute mentale, ma con quella malattia non poteva essere regolare”

“Spero che ci siano dei riscontri in futuro e che si possa fare piena chiarezza su tutto quello che non è stato detto in queste udienze, perché si è parlato dei quattro poliziotti però ci sono molte altre cose che devono essere chiarite riguardo al perché loro hanno agito in questa maniera!”

“Mah ci sono negli atti scritte, dagli stessi poliziotti, determinate cose che gli avvocati già sanno, per le quali dovrebbe essere fatto un processo a porte aperte perché devono essere chiariti tanti altri particolari, perché non sono soltanto quattro poliziotti i responsabili, per noi sono molte altre persone, comprese quelle del palazzo in cui Riccardo aveva questo monolocale.

Intervista alla madre Maria

“Là erano d’accordo! Quello che abbiamo scoperto non è solo Polizia, là furono tanti mandanti perché il signor Pollanz (l’usciere del palazzo dove viveva Riccardo Rasman) lavora per conto della cooperativa sociale Domio, la stessa che ha assegnato l’alloggio in cui abitava Riccardo, tramite l’ufficio Basaglia.

Perciò là ci sono tanti collegamenti. Ha capito? Ci sono cose che ci sono state nascoste. E questi collegamenti io devo pregare che vengano fuori perché la nostra famiglia soffriva già da 14 anni, da quando Riccardo si ammalò durante il servizio militare, in ultimo me lo hanno ammazzato.
Noi invece… dopo invece che abbiamo fatto tanto per nostro figlio, ce l’hanno ammazzato. Noi eravamo così contenti di curarlo e dargli quello che gli serviva. Non c’era nessuno che lo aiutava. Questo si deve scoprire non può stare nascosto!
Mio figlio non era un bandito, non era un mafioso, si vede che qualcuno gli ha fatto una brutta denuncia.
Io le devo dire una cosa! Loro gli stavano alle calcagna da un anno e mezzo fin quando lo hanno trovato da solo. Perché non andava mai da solo, aveva paura, stava sempre con me o con mio marito, con la sorella. “Mamma vieni su a pulire un po’?” Noi andavamo nel suo alloggio, andava la sorella ma lui non era mai solo.
Quel giorno stette con me e con mio marito fino alle sette e mezza, ci lasciammo all’incrocio con mio figlio che mi disse: “mamma ci vediamo fra un paio d’ore…” Lei lo ha più visto? Curare un figlio trentaquattro anni e poi sparire all’improvviso è una vergogna!
Lasciammo le nostre terre slovene di Portorose per venire a vivere in Italia per stare più tranquilli, e invece qua in Italia ci hanno ammazzato il figlio senza sapere il perché! Con tutto il bene che gli abbiamo voluto! La nostra famiglia con questa storia è stata distrutta! Non so cos’altro dirle. La nostra famiglia è stata distrutta! Dopo una vita di lavoro… “

L’informazione de Il Piccolo di Trieste

Alessandro Metz: “Abbiamo pagato una pagina intera sul quotidiano locale “Il Piccolo” per poter dire quanto stava accadendo, in quanto da ciò che si leggeva negli articoli che uscivano, si stava molto attenti ai termini usati.
Per esempio non c’è mai stata la parola uccisione! Riccardo Rasman è stato ucciso.

Daniele Martinelli: “Quindi vuol dire che Il Piccolo non ne parlava?

Alessandro Metz: “Ne parlava però in maniera tale per cui rappresentava la realtà in maniera sfalsata. Un conto è parlare di una persona che è stata uccisa, poi sarà un tribunale, un giudice a decidere se in maniera volontaria, colposa, preterintenzionale, quello non sta a me giudicare a un processo, però è stato ucciso.
Prima di pubblicarla il direttore del quotidiano Il Piccolo ha voluto che incontrassimo il legale del quotidiano perché andassimo a trattare parola per parola quello che si poteva pubblicare o meno. Nonostante fosse una pagina a pagamento, alcune parole non era possibile stamparle, una di queste era che i quattro poliziotti avevano ucciso Riccardo Rasman.
Già, dopo lunghe trattative abbiamo pubblicato comunque quello che ritenevamo importante dover dire, in maniera, su alcuni passaggi edulcorati perché altrimenti questa notizia non sarebbe mai passata nella maniera più opportuna.”

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Uno dei compiti dei servizi di salute mentale è la prevenzione. La prevenzione delle malattie psichiatriche si suddivide in primaria, secondaria e terziaria.

1. Misure di prevenzione primaria: ad esempio riduzione di alcuni fattori di rischio psicosociali per la depressione non psicotica, come la disoccupazione; la riduzione di alcuni fattori di rischio biologico per le psicosi come i traumi perinatali, i traumi cranici nell’età adulta e le infezioni intracraniche; il trattamento dell’ipertensione per la prevenzione di alcune forme di demenza; la lotta all’uso degli stupefacenti ed alla diffusione dell’AIDS, ecc.; interventi psicosociali su gruppi a rischio, come i figli di genitori psicotici, i familiari dei pazienti psichiatrici, i pazienti ai quali è stata fatta diagnosi di cancro o che hanno avuto un infarto miocardico.

2. Misure di prevenzione secondaria: ad esempio identificazione e trattamento di sintomi prodromici di ricaduta nei pazienti schizofrenici; trattamento precoce della depressione puerperale e della depressione nei pazienti con ipertensione o con infarto del miocardio recente.

3. Misure di prevenzione terziaria: ad esempio riduzione del rischio di ricadute nella schizofrenia e nei disturbi affettivi mediante un razionale trattamento farmacologico associato ad interventi di supporto o di terapia familiare e ad altri interventi nelle famiglie con elevate “emozioni espresse”; prevenzione della disabilità sociale e delle menomazioni dovute ai sintomi; lotta allo stigma, all’istituzionalizzazione ed alla esclusione dei malati e potenziamento dei programmi e dei servizi territoriali

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Morì a 40 anni. La perizia del pm: “Dovevano controllarlo”

Quel suicidio in ospedale poteva essere evitato. È quanto sostiene un pool di esperti (composto dal medico legale Paolo Procaccianti e da tre psichiatri) nominati dalla Procura per accertare se il volo di Ciro Gambino, 40 anni, dal quinto piano del reparto di Chirurgia toracica del Cervello, il 5 luglio scorso, fu la conseguenza di un comportamento negligente da parte dei medici. La perizia dice di sì, anche se nei prossimi giorni potrebbe essere bilanciata da una controperizia richiesta dagli indagati. «Il comportamento medico tenuto da specialisti psichiatri (o da alcuni di essi) – si legge nella relazione – può configurare una condotta medica gravata da inosservanza, per negligenza e imprudenza, di doverose regole professionali di comportamento, in significativo nesso di causalità materiale con l´evento suicidio verificatosi».

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Invidiamo Crepet

On 28 gennaio 2009 By

Invidiamo il dott. Crepet per le sue solide e ottimistiche certezze su tutto ciò che esiste e produce effetti sulla terra.
A differenza di noi medici psichiatri in cui tutto produce dubbi, conflitti e interrogativi laceranti.
Invidiamo al dott. Crepet la multimediatica docenza su tutto ciò che concerne la vita, l’amore e la morte.
A differenza di noi in cui proprio di questi tre fenomeni siamo totalmente digiuni.

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Due strumenti di screening di semplice utilizzo possono aiutare ad identificare la depressione post-parto all’atto delle visite di controllo per il neonato. La depressione post-parto interessa il 22 percento delle donne che hanno dato alla luce un bambino di recente: la maggior parte delle madri non riceve alcuna forma di screening per questa patologia, e finora non era stato identificato alcuno strumento ideale. In base a quanto rilevato, un semplice questionario composto di due sole domande risulta altamente sensibile in questo senso, ed il questionario PHQ-9 altamente specifico.

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Egr. Dott. Franco Di Mare, mi rivolgo a lei nella sua funzione di conduttore della trasmissione Sabato & Domenica per notificarle il mio disappunto circa i contenuti deludenti del servizio pubblico effettuato in quel di Trieste, che più avanti indicherò, e mandato in onda Domenica 24 u.s.

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BERGAMO — Si riapre clamorosamente, dopo più di tre anni, il caso di Luigi Salvi, l’uomo di 66 anni che per aver inveito contro la folla a un comizio di Prodi fu portato agli Ospedali Riuniti e rinchiuso per un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) nel reparto psichiatrico, dove morì 24 ore dopo.

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Follia a due

On 27 gennaio 2009 By

La Folie à deux è una sindrome caratterizzata da deliri condivisi da due o più persone che hanno una relazione vicina ed intima.
Nel 1949 Gralnick descrive quattro sottotipi di Folie à deux.
Nella folie imposée, che è la più comune, i sintomi di un individuo attivo e dominante sono adottati da un altro soggetto sottomesso e suggestionabile. Nella folie simultanée, due pazienti intimi, predisposti a psicosi, sviluppano sintomi nello stesso momento e nessuna parte sembra dominante. Nella folie communiquée, due pazienti predisposti sviluppano una psicosi con un intervallo di tempo.

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http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=7177&Itemid=57

Il successo emozionale
lunedì 26 gennaio 2009 di MAURIZIO MOTTOLA

Domenica 25 gennaio 2009 si è svolta al Club del Benessere di Napoli la presentazione del libro Il successo emozionale L’intelligenza emozionale nell’amore e nel lavoro (Jacek Santorski, Ipoc editore, pagine 152).
Le emozioni sono risposte socio-biologiche di adattamento e negli esseri umani rappresentano il passaggio dall’automatismo dei riflessi condizionati alla composita e differenziata articolazione dell’interazione con l’am

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di Michele Tansella* – La schizofrenia è un disturbo psichiatrico che colpisce circa l’1 per cento della popolazione ed è caratterizzata da allucinazioni, deliri e ritiro sociale, che comportano un impoverimento della qualità di vita dei pazienti, un gravoso carico per le famiglie ed elevati costi sanitari e sociali. Le cause non sono ancora state scoperte in via definitiva, ma la genetica, negli ultimi anni, ha confermato che la schizofrenia è una malattia complessa, multigenica e multifattoriale, la cui insorgenza è determinata dall’interazione tra fattori ambientali e variazioni presenti su alcuni geni. “Nature” ha appena pubblicato i risultati dello studio multi-centrico “Sgene”, finanziato dalla Comunità europea, in cui sono stati coinvolti sei paesi europei, fra cui l’Italia.

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