From the monthly archives: giugno 2009

SESSA AURUNCA. Perchè l’Asl non opera nessun controllo sulle strutture dislocate sul territorio e perchè si deve arrivare all’interruzione di un pubblico servizio che penalizza un bacino di cinquemila malati psichiatrici?

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L’incidenza della schizofrenia nella popolazione generale varia dall’1% al 2% circa. La schizofrenia colpisce uomini e donne in ugual modo, in tutte le culture e le classi socioeconomiche. Il picco dell’età di esordio nelle donne è 25-35 anni, che è anche il picco dell’età fertile,e le donne con malattie psicotiche hanno maggior probabilità di una gravidanza indesiderata rispetto alle donne senza malattia psicotica.

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(da MedicinRete.it e nograziepagoio.it) L’Institute of Medicine (IOM, che fa parte dell’US National Academy of Science) ha diffuso un rapporto che sollecita a interrompere le pratiche che creano conflitti di interesse in medicina.

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Intervento della prof. Rosanna Cerbo al convegno “La riforma dell’assistenza psichiatria in Italia”, Sanit 2009, Roma, 26 giugno.La prof.ssa Rosanna Cerbo, neurologa e psichiatra, dirige il centro di medicina del dolore al Policlinico Umberto I di Roma ed è responsabile scientifico della struttura che si dedica all’assistenza delle madri che partoriscono in anonimato.

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(di MAURIZIO MOTTOLA) Nell’ambito di Sanit 2009 6° Forum Internazionale della Salute, venerdì 26 giugno 2009 si è svolto al Palazzo dei Congressi di Roma il convegno La Riforma dell’assistenza psichiatrica in Italia. Allo psichiatra dell’ASL Napoli 1 Centro Vincenzo Spatuzzi, segretario nazionale dell’Associazione Italiana Psichiatri (AipsiMed), che vi ha partecipato con la relazione Dalla legge quadro 180 a un moderno schema legislativo sulla salute mentale per l’Italia in Europa, abbiamo posto alcune domande.

Qual è l’attuale stato dell’assistenza psichiatrica in Italia ed in particolare a Napoli ed in Campania?

Quando ci si ritrova a pensare, parlare e scrivere di amore e di morte, operazione preliminare è calarsi in una condizione pressoché simile, vale a dire ri-trovarsi nei pressi di quella zona confine della mente, un pò borderline, che trovasi tra Eros e Tanatos.

Così quando mi trovo a riflettere, tutti i giorni, d’una legge come la 180, non posso ricercare un linguaggio, una metrica ed una prosodia fatta di numeri, casistiche, organizzazioni, istituzioni assistenziali, trattamenti sanitari obbligatori, suicidi, che non rend erebbero assolutamente l’idea di quanto abbia amato quell’idea utopica, quella stessa che oggi voglio che muoia così com’è, perché rappresentativa solo di un totem ideologico e che si allontani da me, definitamene, per tradursi al più presto in vera assistenza che sostenga pazienti, famiglie e noi stessi, i medici psichiatri, persone tutte che hanno nell’attualità solo da perderci dalla cosiddetta presa in carico elusa, voluttuaria, velleitaria, non finanziata.

Ancor più stigmatizzante è l’intervento psichiatrico con i caratteri della psicopolizia oppure che surroghi o sostituisca il 118 della continuità assistenziale, come avviene solo in Campania, sottendendo un’organizzazione di cui ancora non riesco e non voglio comprenderne il senso.

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“Dura lettera d´un gruppo di specialisti, Sotto accusa la gestione dei servizi”

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“Castiglione sia l’apripista: esempio unico nel panorama nazionale”

Il Dpcm del 1° aprile 2008, entrato in vigore il 14 giugno 2008, sancisce il passaggio della funzione sanitaria in tutti gli Istituti penitenziari (adulti, minori e Opg) dal ministero della Giustizia a quello della Salute. Nella “riforma” dell’attuale Dpcm, con il relativo trasferimento della competenza sanitaria al ministero della Salute (il Titolo V della Costituzione), si individuano gli interventi clinico- riabilitativi delle funzioni sanitarie (che passano al Ssn), e quelli di sicurezza che rimangono di competenza del Dap e della Magistratura. Inoltre, viene sottolineato che «l’ambito territoriale costituisce la sede privilegiata per affrontare i problemi della salute, della cura, della riabilitazione delle persone con disturbi mentali» analogamente a quanto aveva previsto, per la psichiatria civile la legge 180, recepita dalla legge n. 833 del 12 dicembre 1978. L’attuale Dpcm non ha previsto una fase di sperimentazione in alcune Regioni pilota prima di estenderlo a quelle rimanenti, a differenza del decreto 230/1999, al fine di poter portare dei correttivi, inevitabili, e una maggiore garanzia del risultato. La legge n. 180 è stata una grande riforma della psichiatria italiana ma, pur rimanendo validi i princìpi di fondo, non ha tenuto conto dei pazienti psichiatrici “gravi”, difficili da gestire nel territorio, ma anche nelle strutture più contenitive. Se è vero che la “popolazione psichiatrica” commette meno crimini della popolazione normale, si è ignorato, invece, che vi è una fascia minoritaria di malati mentali con alta pericolosità fino all’acting-out criminale, da cui la società, e la famiglia in particolare, deve essere tutelata dalla psichiatria civile con interventi più “mirati”. La stessa legge ha ignorato gli Opg e con essi i pazienti giudiziari. Ciò non ha permesso di realizzare modelli adeguati d’intervento per i pazienti più complessi e spesso con doppia diagnosi, finalizzati al loro recupero, nel rispetto della società, ma anche delle vittime, spesso dimenticate in Italia. Buona parte dei pazienti psichiatrici, abbandonati a se stessi, hanno finito per trovare nel carcere un nuovo “habitat” di sopravvivenza in linea con il “manicomio” da cui, alla fine, non erano stati mai liberati.

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del dott. Enzo Spatuzzi* – Una legge quadro o, meglio, una legge cornice come questa in materia di tutela della salute mentale, è stata emanata dallo stato italiano più di 31 anni fa’. Da allora come oggi la 13/05/1978 n° 180, contiene solo dei principi, per quanto ampi idealmente e assai condivisibili, che ineriscono la materia della chiusura degli ospedali psichiatrici, la loro surroga e sostituzione con una capillare assistenza da erogare solo territorialmente e una certa regolamentazione del T.S.O. nei tre casi previsti.

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A voler lavorare di immaginazione, ci si chiede quante perizie psichiatriche di infermità mentale fatte su persone che hanno compiuto una violenza o un’aggressione fisica se ne stiano lì, mute ma potenzialmente esplosive, nei milioni di faldoni che intasano i tribunali italiani. Carte che, finito un processo, restano nella polvere degli archivi come lettere morte. Una di queste era quella di Alessandro Chiaramonte, l’uomo che sabato scorso ha ammazzato la madre di 69 anni e la sorella di 44.

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Nel convegno organizzato nell’ambito della fiera internazionale Sanit 2009, conclusasi ieri a Roma, un gruppo di medici e studiosi, coordinato da Tonino Cantelmi, ha articolato le sue proposte: è da evitare il ritorno a luoghi di emarginazione, ma occorrono più posti letto per le emergenze, strutture per le degenze lunghe, somministrazione obbligatoria di terapie anche a domicilio o in piccole comunità, centri di prossimità – animati da volontari – per le famiglie che hanno bisogno di aiuto, meno limitazioni all’intervento d’urgenza dei medici.

Ma nel dibattito politico e scientifico non mancano le polemiche e le accuse di «ritorno al passato». Il punto è proprio questo: sottrarre la questione a guerre ideologiche, e rimettere al centro i malati e chi li assiste. Ci prova Francesco Bruno, titolare della cattedra di Scienze psichiatriche presso l’università La Sapienza di Roma: «Il bilancio della Basaglia è molto positivo per gli aspetti culturali, perché abbiamo avuto il coraggio di dichiarare che il malato di mente è un uomo». Ma, continua, ci sono aspetti negativi: «Ci siamo sganciati dal resto del mondo sulla ricerca neurobiologica, e abbiamo lasciato il malato a se stesso, facendo un danno a lui, ai suoi cari e alla sua società». La contraddizione è tutta in una frase: «Li abbiamo tolti dai manicomi per mandarli in carcere». E anche quando non si trovano in galera, ma in ospedale, la vita non è facile: «Con le norme attuali, non possiamo nemmeno chiudere le porte del reparto in cui sono ricoverati, saremmo accusati di sequestro di persona. Una razionalizzazione è necessaria».

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