From the monthly archives: febbraio 2010

Nel presente articolo gli autori evidenziano le resistenze di molti sanitari a considerare la tossicomania una malattia mentale nonostante le proposizioni in tal senso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’American Psychiatric Association. Questa visione parte dal rifiuto di applicare alle tossicodipendenze un approccio medico che non sarebbe adatto alla complessità delle tossicomanie.

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Finti pazzi e falsi invalidi

On 27 febbraio 2010 By

Da toto’ che vendeva la fontana di trevi all’odierna industria del raggiro
Finti pazzi e falsi invalidi
E Napoli ritorna Truffopoli
Scandali a raffica: così rinasce l’antimeridionalismo

Totò (e Nino Taranto) vendono la fontana di Trevi

NAPOLI – Finti ciechi, falsi invalidi, sedicenti pazzi, testimoni fasulli, mozzarelle di bufala taroccate, viaggiatori a sbafo sui mezzi pubblici, e sicuramente stiamo lasciando per strada qualche altra variante nello sterminato campionario delle grandi e piccole truffe ai danni dello Stato e della collettività perpetrate oggi a Napoli e in Campania.

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Ormai è noto che la tv non solo si occupa raramente di psichiatria, ma quando lo fa produce un pessimo servizio. L’unica cosa che sa fare “bene” è parlare di un tema così delicato attraverso i talk show e soliti personaggi. La televisione dovrebbe invece andare dai protagonisti della realtà, piuttosto che tentare di far entrare la realtà nello spazio angusto e virtuale dello studio televisivo, dove la complessità del reale viene ridotta a ridondanti passerelle di opinioni.

Anche Michele Santoro, che mai si è occupato di psichiatria nella sua attività di giornalista, non sfugge a questa regola: in fondo la salute mentale non fa ascolti e politicamente non rende.

Questa volta però, invitando Morgan ad Annozero, Santoro ha toccato suo malgrado l’argomento psichiatria, producendo solo danni alle tante persone che soffrono, come dimostra questa lettera di un paziente.

Si è infatti parlato di depressione, psicofarmaci, droghe, argomenti seri, con grande superficialità, ma, soprattutto, senza dare la parola a un esperto, a un medico, a un paziente che fossero presenti in studio.

Questa è davvero una pessima televisione, una tv che non piace più nemmeno ai vecchi fan di Michele Santoro.

C’è bisogno di inchiesta sulla psichiatria in Italia, inchiesta che ormai non si fa da oltre 30 anni.

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di MAURIZIO MOTTOLA

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Vi scrivo in merito al polverone che ieri sera ha scatenato il caso Morgan da Santoro. Chi vi scrive è uscito, grazie all’aiuto di voi psichiatri, da un terribile momento della vita: il DOC (disturbo ossessivo compulsivo, n.d.r.). Quando ieri sera ho dovuto ascoltare delle frasi deliranti come: “non so se la cocaina faccia più o meno male dello Xanax o del Tavor, questo non lo so” ho veramente sperato che in mezzo al pubblico ci fosse qualche medico che prendesse la parola, ma così non è stato. Ieri sera è stato amplificato il concetto della cocaina come antidepressivo. Non sono un medico, ma conosco quei medicinali che mi hanno ridato una vita. So che agiscono lentamente è che all’inizio anche prendendoli SEMBRA che nulla cambi. Fortunatamente non ho mai assunto cocaina ma immagino che nel breve periodo gli effetti positivi siano ben superiori a quelli dei medicinali, prima ovviamente che la vita di una persona venga rovinata. Quello a cui pensavo ieri sera era la sofferenza di una persona che ha appena iniziato a combattere una depressione, un disturbo ossessivo compulsivo, un disturbo bipolare. Da un lato qualcuno si è sentito offeso, sentendosi dare in sostanza del drogato, e quasi invitato ad abbandonare quei farmaci. Dall’altro invece temo che qualcuno provi la scorciatoia proposta da Morgan. Penso che sia doveroso che gli organi competenti facciano un’adeguata campagna di controinformazione. La società lo deve da un lato al vostro impegnativo lavoro di ridare un sorriso alla gente e dall’altro a chi soffre combattendo demoni che nascono dentro di lui.

Grazie per l’attenzione 

M.D.Z.

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Più di un lavoratore del settore sanitario su quattro lamenta forti rischi legati al proprio benessere mentale. Una percentuale, altissima, che mette al primo posto gli operatori sanitari nella diffusione di problemi psico-sociali dovuti a eccessivi carichi di lavoro, stress fisico, ma soprattutto psicologico.

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I medici devono tornare a porsi in ascolto. È un comportamento che diventa medicina miracolosa, per il paziente e per la sua famiglia. E anche per gli stessi medici che dall’approccio “due per sapere, due per curare” possono trarre grande nutrimento. Lo afferma il Senatore Ignazio Marino, Presidente della Commissione d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, Professore di Chirurgia al Jefferson Medical College di Philadelphia in un’intervista pubblicata sulla newsletter di Politica sanitaria Va’ Pensiero.

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(AGI) – Napoli, 25 feb. – Quattro infermieri in turno nella notte del 26 settembre 2009 al Centro igiene mentale dell’Asl Napoli 2 di Pozzuoli sono destinatari di una misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria nell’ambito di una indagine su una violenza sessuale commessa da un degente della struttura nei confronti di un’altra paziente giovanissima. Il gip del tribunale partenopeo ha anche disposto l’arresto per A.R., il violentatore.

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L’obbligo di informare pienamente il paziente, prescritto dal codice di deontologia medica, pur con le dovute cautele, non è soggetto a nessuna valutazione discrezionale e perciò comprende tutti gli aspetti diagnostici e prognostici dello stato di salute del paziente e quindi anche i rischi meno probabili, purché non del tutto anomali, in modo da consentirgli di capire non solo il suo attuale stato, ma anche le eventuali malattie che possono svilupparsi, le percentuali di esito fausto ed infausto delle stesse, nonché il programma diagnostico per seguire l’evoluzi

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Il quotidiano la Repubblica rende nota la vicenda accaduta alla facoltà di Medicina dell’ateneo di Bari, dove i docenti si sono ribellati a “parentopoli”. Per la prima volta, hanno votato contro una vincitrice di concorso, figlia del direttore della clinica dove lavora e dove avrebbe voluto anche insegnare. Maria Luisa Fiorella, figlia di Raffaele Fiorella, direttore della clinica, non è stata assunta come professore associato. «La misura era colma: bisognava dimostrare che le cose sono cambiate, che la schiena ora è dritta.

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