Disordini della differenziazione sessuale: conversazione con Paolo Valerio

Venerdì 4 e sabato 5 febbraio 2011 si è svolto a Napoli il convegno “Approccio integrato medico-psicologico al trattamento dei disordini della differenziazione sessuale: dalla nascita all'età adulta”. Al co-presidente del convegno Paolo Valerio, ordinario di Psicologia Clinica all’Università degli Studi di Napoli Federico II, e tra i relatori, abbiamo posto alcune domande. 

-Di che ha trattato la sessione Ruolo dello psicologo clinico nella presa in carico dei bambini con disordini della differenziazione sessuale (DSD), di cui è stato moderatore? 

In tale sessione, attraverso quattro diversi interventi, si è discusso dei presupposti storico-scientifici del setting istituzionale nell’approccio integrato ai pazienti in passato definiti intersessuali ed oggi inquadrati nell’ambito dei Disordini della Differenziazione Sessuale (DSD), focalizzandosi sulla specificità del lavoro psicologico con adolescenti e bambini, sul ruolo e l’importanza della famiglia, senza tralasciare la complessa area del flusso dei processi comunicativi tra medici, genitori, bambini e adolescenti, il tutto nella cornice di un intervento realmente integrato. Si è più volte, nel corso di questa sessione, ribadita la notevole importanza di un lavoro integrato precoce con il bambino/adolescente e i genitori. Tale lavoro deve essere affidato ad un’equipe di specialisti: pediatri in primo luogo, chirurghi, psicologi ed endocrinologi, i quali devono lavorare congiuntamente e secondo gli interessi non solo attuali, ma anche futuri, sia del bambino che dei suoi genitori. Il momento del riconoscimento di una condizione di intersessualità in un bambino e della comunicazione della diagnosi ai genitori è molto delicato. Necessita di rapide decisioni, ma è necessario un tempo sufficiente per acquisire maggiori informazioni a riguardo e riflettere sull’assegnazione di sesso migliore per il bambino. Gli specialisti, pediatri in particolare, per essere d’aiuto, devono riconoscere la difficile situazione in cui si trovano questi bambini e i loro genitori, sostenendo questi ultimi emozionalmente e fornendo loro adeguate informazioni rispetto ai trattamenti che i propri figli dovranno affrontare. Nel corso di questa sessione si è più volte sottolineato che la funzione di uno specialista che entra in contatto con bambini intersessuati dovrebbe essere principalmente quella di contenere le ansie, i timori, i dubbi, le frustrazioni cui i genitori di tali bambini vanno incontro, aiutandoli ad accettare, nel migliore dei modi, la condizione del bambino. Secondo Winnicott, infatti, è di fondamentale importanza il comportamento e la reazione dei genitori. Essi, infatti, sebbene siano profondamente impegnati nel cercare di trovare una soluzione a quanto accaduto al loro bambino, devono principalmente fargli sentire di essere amato e accettato con il suo corpo, qualunque esso sia. Si è infine ribadito che è necessario un sostegno psicologico, sia per i bambini e adolescenti che per i genitori, che devono affrontare numerose sofferenze e, soprattutto, devono entrare in contatto con la realtà di aver avuto un figlio con un’anomalia genitale. 

--Di che ha trattato la relazione La presa in carico dell’adulto con disordini della differenziazione sessuale (DSD): il punto di vista dello psicologo, di cui è stato co-autore (insieme con Eugenio Zito)?

La relazione, partendo da alcuni ineludibili chiarimenti relativi ai concetti di sesso e genere, e più nello specifico di identità di genere, ruolo di genere e sviluppo dell’identità di genere, ha descritto gli obiettivi terapeutici nel caso del lavoro psicologico con pazienti adulti con disordini della differenziazione sessuale. Nel lavoro psicologico con il paziente adulto un obiettivo fondamentale è quello di favorire la comunicazione e lo scambio emozionale rispetto alla questione intersessualità, cercando specificamente di gestire il disagio emotivo, psicologico, relazionale e più in generale il peso emotivo connesso alla condizione di “malattia” spesso cronica. L’intervento psicologico di counselling mira a sostenere il paziente nella gestione del disagio emotivo e psicologico spesso conseguente alla condizione di intersessualità: esplorando il significato che la condizione di intersesso ha per ciascuno; alleviando la sofferenza psichica e gli eventuali vissuti depressivi; tenendo conto delle diverse reazioni emotive, spesso intense e complesse; individuando bisogni; riconoscendo e dando voce a timori, convinzioni, sentimenti ed emozioni; identificando le risorse interiori disponibili e funzionali, favorendo il processo decisionale e l’adattamento alle condizioni di intersessualità; promuovendo una sufficiente accettazione della condizione stessa. In proposito ci si è soffermati su alcune aree particolarmente delicate di lavoro con i pazienti adulti riguardanti temi quali: dubbi ed incertezze rispetto al proprio stato, elaborazione dell’area del “segreto” che spesso circonda tali condizioni sin dalla nascita implicando un gran peso psichico, timori per il futuro, un rapporto con il proprio corpo spesso difficile, complessi sentimenti di perdita e confusione, la paura di non essere accettati. Tali tematiche sono state, inoltre, discusse a partire dalla descrizione del caso clinico di una giovane paziente adulta affetta da Sindrome di Morris e delle vicissitudini emozionali della relazione terapeutica stessa. 

---A che conclusioni si è giunti nella tavola rotonda Verso la creazione di una rete di assistenza integrata ai disordini della differenziazione sessuale (DSD): esperti a confronto, di cui è stato co-conduttore? 

Nel corso della tavola rotonda, il tema della cura e del trattamento di bambini nati con una condizione di intersessualità è stata argomento di un ricco dibattito che ha visto il confronto tra medici e psicologi impegnati nella ricerca su tematiche attinenti i disordini della differenziazione sessuale e l'identità di genere, insieme con i rappresentanti di Associazioni Nazionali e Campane dei pazienti quali ARFSAG, AISIA, AFADOC e UNIAMO. Il nostro interesse, come gruppo di studio e di intervento clinico, per le problematiche connesse alle condizioni intersessuali è nato in risposta alle richieste giunte, negli ultimi anni, all'Unità di Psicologia Clinica e Psicoanalisi Applicata dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II" da parte di operatori, pediatri in particolare, e di pazienti che richiedevano un sostegno psicologico per affrontare nel migliore dei modi tali condizioni. La nostra attività si avvale, quindi, della collaborazione tra l'Unità di Psicologia Clinica e Psicoanalisi Applicata e il Dipartimento di Pediatria della medesima Università e si colloca all'interno delle attività del Gruppo di ricerca intervento impegnato nell'Area dell'Identità di Genere (http://www.progettorlando.unina.it/), attivo dal 1997 presso l'Unità di Psicologia Clinica e Psicoanalisi Applicata, e del Dottorato di Ricerca in Studi di Genere dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II". Nel corso della tavola rotonda si è riflettuto, insieme, sulla necessità di dover riconsiderare l'approccio terapeutico a queste complesse condizioni, evidenziando l'importanza di poter lavorare in questo ambito all'interno di un team interdisciplinare specialistico, composto da pediatri, endocrinologi, genetisti, chirurghi, psicologi clinici, psicoterapeuti dell'età evolutiva e psicoanalisti. Bisogna, infatti, considerare che i medici, insieme alla famiglia, sono chiamati a prendere di volta in volta decisioni estremamente delicate, legate all'assegnazione del sesso al momento della nascita, alla eventuale necessità di procedere alla riassegnazione, ai tempi ed all’opportunità di procedere o meno con interventi chirurgici che sono altamente demolitivi, ed alla scelta della terapia medica successiva, nell'ambito di situazioni che da un punto di vista medico ed eziologico si presentano come estremamente eterogenee. Tali considerazioni hanno orientato la nostra riflessione tesa ad una proposta di collaborazione interdisciplinare con le Unità pediatriche del territorio napoletano che stiamo formalizzando in un progetto di ricerca-intervento sulle condizioni intersessuali. Obiettivi di tale progetto sono: 1) svolgere un'analisi della casistica presente nelle principali strutture ospedaliere ed assistenziali del territorio napoletano e dei modelli d'intervento utilizzati dai medici; 2) condurre osservazioni dei bambini e loro famiglie al fine di individuare elementi utili a formulare ipotesi di lavoro successive; 3) offrire interventi psicologici a bambini e genitori tesi ad esplorare i vissuti emozionali attivati dalla presenza di tale condizione. Il fine di questi interventi è, col bambino, prevenire lo sviluppo di forme di psicopatologia in età adulta, e con le famiglie, sostenerle in questo delicato momento ed aiutarle ad elaborare nel migliore dei modi la problematica dei figli. In questa tavola rotonda a conclusione del convegno si è discusso, infine, del ruolo fondamentale della riflessione scientifica su tali questioni al fine di comprenderle meglio per dissipare pregiudizi, stereotipi e tabù ancora tanto forti nel nostro contesto sociale e per sensibilizzare in modo corretto l'opinione pubblica e le Agenzie Politiche e Governative. In tale direzione, uno degli obiettivi che ci si è proposti è quello di stendere delle linee guida utili ad orientare l'intervento assistenziale con bambini intersessuati e loro genitori.

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