Offerta lavoro psichiatria a Milano

AlmaMentis vuole entrare in contatto con medici psichiatri per ricoprire i seguenti ruoli: SUPERVISORI CLINICI e SPECIALISTI.

SUPERVISORE CLINICO: E’ la figura preposta alla determinazione della diagnosi e dei fabbisogni dei pazienti, si richiedono capacità di problem solving, attitudine al lavoro in Team e di interazione con altri colleghi con diversi orientamenti e specializzazioni, esperienza nel ruolo non meno di 5 anni.

SPECIALISTA PSICOTERAPEUTA: Interviene a valle dell’attività di psico-diagnosi (TRIAGE) ed eroga terapie integrate (farmacologica e/o psicoterapia) in funzione dei fabbisogni determinati. Sono di nostro interesse tutti i tipi di orientamento come: psicoterapia breve, cognitivo comportamentale e sistemico ecc.

Ai candidati più qualificati il centro offre un contratto di tipo professionale con tariffe di assoluto interesse. Il Centro Almamentis è una Struttura privata in forte crescita NON convenzionata SSN.

I candidati interessati possono fissare un colloquio inviando il proprio CV al seguente indirizzo email: [email protected]

INFO e CONTATTI
Marco Mario Faita
Presidente CdA
AlmaMentis Srl
Via Solari, 11 – 20144 Milano
Email: [email protected]
Website: www.almamentis.it
Phone: +39(02)87168240
Mobile Phone +39(393)9077039
Skype: marco.faita

Commento del cappellano dell’Opg di Napoli

“Sono da quasi tre anni il Cappellano dell’O. P. G. di Napoli (diverso da quello di Aversa). Benvenga la chiusura degli O.P.G. Dopo qualche mese dal mio ingresso ho detto al Cardinale di Napoli che bisognava fare un’azione legislativa, cambiando in particolare l’impostazione della misura di sicurezza. Mi ha guardato come chi pensa: tutto giusto ma quando il Parlamento prenderà il tempo di occuparsi di questi pochi e disgraziati poveri?
La pastorale carceraria a Napoli funziona bene e, Cardinale in testa, non si dimentica degli internati dell’O. P. G. Ma sono molto contento di vedere coi miei occhi un’azione sincera e efficace del Parlamento verso la chiusura di questi Istituti che sono una contraddizione in termini! Non si può mettere delle persone riconosciute penalmente innocenti per via della malattia mentale in carcere. Questa contraddizione allarga i suoi effetti negativi in varie dimensioni, fosse solo perché ingloba i prosciolti nel pregiudizio che avvolge il mondo del carcere. Combattiamo, in quanto discepoli di Cristo, i pregiudizi verso tutti i detenuti, ma ancor più, sembra assurdo che ammalati psichici siano assimilati a delinquenti.
So che i cappellani degli altri O. P. G. la pensano come me. Però so, fin da quando è stato accolto nel mio convento, anni fa, un uomo “liberato” dalla legge Basaglia, che non tutto è semplice. Il Senatore Marino e la Commissione Parlamentare ne sono coscienti, ma vedo troppa gente che, a mio avviso, fa retorica da dietro le scrivanie, e vinta la “battaglia di civiltà” che per adesso suscita interesse, starà di nuovo lontana dalla vita concreta delle persone per adesso internate.
Comunque, sarà perché conosco soprattutto la realtà dell’ O. P. G. di Napoli (?!), rimango ferito dal modo diretto o indiretto con il quale si parla del personale che vi opera. Con tutti i limiti, che si trovano dappertutto, queste persone sono gli angeli che permettono ai nostri ammalati di vivere il più possibile dignitosamente e di sentirsi circondati di affetto. Anche la Polizia penitenziaria che non ha, in fondo, una formazione ma soprattutto un regolamento realmente adeguati per accompagnare ammalati mentali, giorno dopo giorno, dà il meglio di sé, e alcuni agenti per carisma personale o per ricchezza di cuore, sono veramente ingamba vicino ai degenti. Spero che, dove andranno i nostri amici uscendo dall’O. P. G., troveranno in coloro che saranno incaricati della loro custodia, la stessa professionalità che trovano nella Polizia Penitenziaria attualmente”.
fra’ Francesco de la Salle

“La crisi è la miglior cosa che possa accadere”

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E‘ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E‘ nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro! L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla. Albert Einstein

La scuola è una fabbrica della follia

(Del dott. Enzo Spatuzzi) Ognuno di noi che svolge una professione d’aiuto con l’ausilio dell’arte medica s’è creato un personale metodo per entrare in contato con la persona che gli chiede aiuto: un metodo che serve per conoscere chi gli sta di fronte che poi è l’operazione preliminare per indurre in lui un cambiamento, una trasformazione finalizzata ad abbassare il suo livello di disagio psicologico e per porre solide basi a ché egli possa esser felice.
Anch’io ne ho uno. Sempre lo stesso. Mutuato dagli antichi miei predecessori ed affinato nel corso degli anni tutti spesi a curare ammalati. Scrivo un romanzo brevissimo della vita del mio assistito di cui lui stesso ne è la fonte dei dati e l’ispirazione originale.
Nel corso della stesura di questo romanzo redatto praticamente a quattro mani da me e dal paziente, quasi sempre ad un certo punto della trama, mi trovo di fronte ad un imbarazzo, ad una sorta di buco nero tra le pagine chiare e le pagine scure di una vita a me raccontata. Non si creda che questo sofferto vuoto sia appannaggio della vita intima o delle condotte sessuali di questo sconosciuto di cui ci si prova a disvelare storie, segreti, misteri o banalità comuni. Più spesso lo stop, l’empasse, il torpore, il perturbamento, il disorientamento riguarda gli anni della vita scolastica di questo nostro narratore che è al tempo stesso un utente, un paziente, un cliente, un ammalato, un compagno di viaggio.
Ma che sarà accaduto mai tra le quattro mura di un’aula connotata da quell’inconfondibile odore di scarpette da ginnastica, gesso da lavagna e detersivo di pochi soldi?
E’ la scuola odierna fatta di dirigenti/manager senza budget alcuno e senza le qualità di persone sensibili o di cortesi responsabili del personale docente e non, ma anche, delle sorti degli studenti che frequentano il suo istituto nelle cui classeroom albergano professori malpagati e malpreparati. Su tutto galleggia una marea informe di studenti che si trovano nell’età più delicata del loro ciclo di vita.
Un universo sconosciuto quello studentesco in cui non v’è alcuno spazio per l’estrinsecazione dell’individualità di ciascuno ed è proprio a questo che la scuola nella sua interezza ha abiurato. Non per caso Kurt Cobain, leader suicida del gruppo grunge dei Nirvana, scrive in una sua song intitolata per l’appunto “School”, “…sei di nuovo al liceo, non sei nuovamente nessuno…”. Se avete voglia di andare ad ascoltare quella canzone sentirete quello stesso rumore angosciante che potete ritrovare pari pari all’interno degli edifici scolastici, nei bagni, nei corridoi, nelle palestre e persino nelle aule.
Come un bizzarro rapporto medico/paziente così la relazione docente/discente si connota non per una appassionata maieutica che fa tirar fuori dai ragazzi ciò che hanno dentro e non solo le informazioni, le nozioni e quant’altro occorra per una votazione o, meglio, per un giudizio generalmente svalutativo di un’intera generazione.
Meglio di me Roger Waters leader indiscusso del gruppo storico dei Pink Floyd fa cantare a un coro di alunni: “ Non abbiamo bisogno di educazione, non abbiamo bisogno di essere tenuti sotto controllo né di oscuro sarcasmo in classe, professori lasciate in pace i ragazzi! Hey professore, lascia in pace noi ragazzi! Tutto sommato, è solo un altro mattone sul muro, tutto sommato, siete solo un altro mattone sul muro…”
Ma i veri “mattoni nel muro” son proprio i ragazzi, gli studenti.
Ecco il sarcasmo, l’indisponibilità, la non docilità, il non amore son atmosfere che si possono tagliare con le forbici nelle claustrofobiche aule.
Il nozionismo è passato di moda, ma le nuove didattiche stentano a decollare. Pertanto con le nuove riforme rotolanti più spesso ci si attacca al tecnicismo informativo abdicando a quell’obbligo formativo a cui la scuola è tenuta come suo mandato ultimo.
In particolare quasi sempre son disattesi e trascurati, forse rispecchiando l’esterno, quelli che sono i saldi principi di umanità, amicizia, discrezione, solidarietà, cultura dell’accoglienza. Se poi nelle classi v’è un diverso, una personcina che ha ancora degli svantaggi o ritardi rispetto a condotte adattive da mettere in piedi velocemente, magari nel primo anno scolastico, pena l’emarginazione e l’esclusione, bene, allora si può chiaramente intendere perché dal racconto del mio paziente non emerge che un ostinato mutacismo quando si chiede del percorso scolastico di colui che dopo pochi anni è diventato un cliente affezionato e cronico della psichiatria.
La diversità in ogni campo è una risorsa e non un difetto, è un’occasione d’insegnamento e non una palla al piede, è un modello da applicare come stile di vita in futuro e non un handicap. A chi trova difficoltà nel mettersi in riga rispetto alle regole dell’efficientismo e dell’attivismo di questa nuova “legge della jungla” imperante anche nelle scuole, per così dire, progressistiche, non viene risparmiato nulla di quelle antitesi peggiorative e nocive che portano al disagio psicologico.
Quando va bene i professori che si sentono di “operare bene”, dove “bene” significa in modo funzionale all’apparato, l’etica didattica si riduce al puro controllo e autocontrollo della funzionalità e dell’efficienza degli studenti. Ho potuto toccare con mano che più vi è la sbandierata esplicitazione dell’arido tecnologismo specialistico di maniera, più la cultura è latitante, slegata com’è per sempre dall’emotività comprensiva e solidale.
Altra cosa è la presa d’atto dei docenti della responsabilità “per le conseguenze” delle proprie azioni su ragazzi in formazione che, al contrario, viene mistificato da uno pseudoideale di efficientismo precoce in cui ogni individuo dev’esser costretto a risolvere la sua identità nella funzionalità, a misurare la sua libertà a partire dalla competenza tecnica, ad acquisire stima di sé a partenza dal riconoscimento che gli proviene dall’apparato di appartenenza, fino ad annullare la sua specificità ed unicità.
L’esito? La dispersione, la disindividuazione, l’omologazione, l’inseguimento del mito dell’efficienza e del successo ad ogni costo a cui sembra si sia arresa anche l’istruzione scolastica, definitivamente rinunciando a ogni ideale educativo e formativo, a vantaggio della pura e semplice acquisizione di strumenti e competenze tecniche.
A quel punto le difficoltà di quello che sarà il mio futuro paziente saranno insormontabili.
Senza dar spazio all’immaginazione e senza troppi giri di parole o, talvolta, in maniera subliminale, l’hanno “gentilmente” invitato a farsi da parte, a levarsi di torno per non costituire zavorra. Sarà stato scartato. Senza alcuna proposta alternativa
Se i professori espellono perché il loro compito è l’istruzione, la preparazione e la fortificazione solo degli studenti più bravi, va da sé che quelli con disagio ed i loro genitori si trovano di fronte a un vuoto, a una risposta mancata, che andranno a cercare altrove, ma non a scuola che di quel disagio doveva essere “la casa madre” per ogni intervento di recupero.
Non dimentichiamo che a motivare un ragazzo a scuola non è il sapere (che semmai è un mezzo), ma il riconoscimento di lui come persona senza cui non si costruisce alcuna identità.
Se il riconoscimento manca, l’identità, che è un bisogno assoluto per ciascun adolescente, la scuola, tutta la scuola ha fallito nel suo compito istituzionale.
Che fa la scuola per tutto questo? La scuola, nella sua falsa coscienza (non voglio salvare neppure la pace di taluni professori), svolge i programmi ministeriali, perché il suo compito non è di educare, ma di istruire i più forti secondo la darwiniana selezione naturale.
Ma le cose non stanno proprio così. Infatti laddove il sapere diventa lo scopo e il profitto il metro per misurarlo, la scuola fallisce, perché mortifica le soggettività nascenti in nome di un presunto sapere oggettivo che serve a dare identità più ai professori che agli studenti.
Solo questo ho appreso nel corso degli sbiaditi colloqui per progetti incentrati sui bisogni scolastici: non un solo legame emotivo con gli studenti a rischio disagio psicologico sono riuscito ad evincere, se non l’assoluta incomprensione che scatta non appena la psicologia perdente di quei ragazzi esce dagli schemi della psicologia vincente del professore. Nessuna cultura dell’accoglienza solo epurazione, in una specie di pulizia etnica del più fragile
Alla fine gli istituti in una grave forma difensiva rimuovono i suoi figli con le loro sconfitte.
E allora che fare? La risposta solo è rintracciabile negli intestini di scuole non più emozionali, emozionate ed emozionante, nei cervelli di scuole che non si vogliono più interrogare sul loro mandato e sulla loro vera funzione.
Ed i professori continueranno a “…dare amore a chi non sa che farne” (da “Anche per te” B/side di Mogol-Battisti, 1971).
Per concludere rispetto a questo mio denunciare una situazione di degrado morale, sociale, civile e culturale che si ripercuote sui nostri figli dirò: “Sia maledetta (detta male, se ne parli male di) una scuola che al suo interno ha solo un corpo docente e non un’anima.”
Enzo Spatuzzi
P.S. Si ringrazia la dr.ssa Silvana Oliviero, valorosa psicologa e appassionata psicopedagogista, senza la cui collaborazione questo testo non sarebbe uscito in tal modo.

Medici su Groupon, ecco il perché del successo in Italia

Vi segnalo che in Francia, dove il professionista privato é in parte rimborsato dal SSN ed in parte dall’assicurazione complementare, che può coprire o meno tutta la cifra, uno psichiatra ultra rinomato prende al massimo 70 euro a visita, e la media é 41 euro. Certo le tasse non sono al 48% come in Italia, ma tutti le pagano. Ci sono oculisti che hanno liste d’attesa nel privato di 6 mesi, ma non per questo aumentano le tariffe. Se tu hai un buon numero di visite al giorno garantite dal fatto che molte persone possono accedere alla professione liberale e se le tasse sono al 30%, non hai bisogno di chiedere 400 euro a visita, e se le chiedi non c’è nessuno che viene da te perché nessuna complementare ti pagherebbe ciò. In Italia invece si ha l’idea che se paghi tanto sarai curato meglio! Assurdo, é solo un modo per selezionare i pazienti più ricchi. In Francia c’è più democrazia sanitaria, nel senso che veramente anche una persona non ricca si può permettere di consultare un buon specialista nel privato. Magari dovrà pagare 10 euro perché la sua complementare non copre bene, ma sono 10 euro, non 300. Diverso é il discorso psicologo, perché non credo siano rimborsati dal SSN.
Ancora vi dico perché non sono d’accordo per la prima volta con voi, Aipsimed:
1) i mezzi subdoli per attirare la clientela promettendo prestazioni a basso prezzo ci sono già, la differenza é che non sono cotto controllo. Tipico esempio: ti offro la prima visita psicologica gratis, poi paghi se inizi il trattamento. Allora lo scopo della prima visita é capire da cosa é affetto il cliente o cercare di attirare un cliente? Chi controlla ciò?
2) é pieno di medici che aggirano il veto rispetto alla pubblicità, ed anche in questo sito si fanno nomi di medici da consultare nel privato, ci sono professionisti che lavorano nel privato e che con il proprio nome e cognome intervengono nei Forum dei pazienti.
3) un medico scarso non ha interesse a finire su quel sito, perché sarà distrutto dai pazienti che possono veramente fare opera di controllo, a differenza degli ordini professionali che sono ridicoli, e che colpiscono solo chi non é nel giro giusto.
4) se le tariffe standard sono indicate nel sito e poi lo sconto mi sembra anche un modo semplice per ridurre l’evasione fiscale.
5) come dimostrano i commenti, anch’io medico, avrei difficoltà a permettermi in Italia certi trattamenti odontologici. Non si può chiedere al cittadino di considerare le cure come un bene di lusso
Commento di AAPP in risposta a Groupon, vendute 1500 prestazioni mediche in 24 ore

“Eutanasia d’un amore”

(Di Enzo Spatuzzi) Enzo Spatuzzi“Eutanasia d’un amore” è il titolo di un romanzo di Giorgio Saviane (Rizzoli 1976- Premio “Bancarella” 1977) da cui fu tratto un film di altrettanto successo che trattava degli esiti devastanti di un aborto su una coppia. Gary Speed ex fortissimo giocatore del Galles ed allenatore di quella nazionale alcuni giorni fa’ decideva a 41 anni di porre fine alla sua vita impiccandosi nella sua bella casa di ricco e famoso ex calciatore. Proprio ieri ho avuto la notizia che Lucio Magri eretico comunista italiano, fondatore del “Il Manifesto”, uno per il quale e tra i primissimi fu coniato il topico appellativo di “intellettuale di sinistra”, è riuscito a fare un suicidio “assistito” nella civilissima Svizzera, paese nel quale, assieme all’Oregon negli U.S.A., è consentito auto iniettarsi un cocktail letale endovena assistito dalle amorevoli cure di medici e infermieri. E’ di oggi, anche oggi, tutti i giorni, la tragica visione che stanno “suicidando” una legge, quella di assistenza psichiatrica italiana, dopo poco più di 33 anni dalla promulga, esattamente l’età di Cristo quando lo crocifissero: “hanno suicidato Pinelli” hanno coniato negli anni cosiddetti “di piombo” per l’anarchico Pinelli volato giù dalla questura di Milano facendo volutamente l’errore grammaticale da matita blu di usare il verbo riflessivo “suicidarsi” in maniera transitiva. Ma per questa legge dovrei parlare di eutanasia passiva (e non attiva), proprio quella che impedisce l’accanimento terapeutico staccando la macchina cuore-polmone dal corpo oramai quasi semivegetativo di un ammalato oramai non più curabile.
Ma cosa unisce tra loro una legge, un intellettuale “di sinistra”, un calciatore/allenatore di successo, un aborto con relativa morte di un amore?
La depressione.
Eppure non è più tanto oscuro quel male. Sappiamo tutti che significa il non riuscire più a provare piacere per le abituali occupazioni un tempo gradite. E’ l’esperienza di perdita ciò che sta dietro e sottende il dolore morale, la tristezza, la malinconia fino alla perdita della speranza di ripresa di uno stato umorale normale o, almeno, coerente con gli eventi pur gravi che rincorrono noi persone che abbiamo bisogno dell’entusiasmo per vivere più che dell’ossigeno. L’assenza di energia vitale comporta un vuoto pneumatico dove alligna la disperazione con il satanico corredo dei cattivi pericolosi pensieri.
La perdita di un oggetto d’amore o d’una relazione d’oggetto tanto per dire, come quella della noradrenalina, porta la solitudine, anche quella recettoriale. La sterilità neurotrasmettitoriale di chi non ha più piacere solo è paragonabile all’insoddisfatto istinto materiale e corporale. Ricordati di santificare i bisogni o ti troverai sgocciolante di dopamina.
Centottanta è stata una legge bizzarra che una volta svuotata di significato sta aspettando la chiusura sulla collina rinsecchita come uno spaventapasseri vestito con gli abiti da matrimonio.
E ti ha ucciso il non amore.
Ma ci si può innamorare di un’idea utopica, di un ideale bizzarro, di un’ideologia truccata come una vecchia decaduta?
Sicuramente no.