Il disturbo bipolare è caratterizzato da un umore altamente variabile dalla maniacalità alla depressione. Come per l’autismo, si ritiene che si tratti in realtà di uno spettro di disturbi e gli studi di familiarità ne hanno evidenziato una certa trasmissibilità parentale: con tutta probabilità, le cause dell’insorgenza del disturbo sono sia genetiche sia ambientali.

“Sappiamo da precedenti studi che nei pazienti bipolari i livelli di enzimi noti come NKA possono essere anomali, ma finora le evidenze scientifiche non erano sufficienti a motivare studi clinici più arrofonditi sull’argomento”, ha spiegato Steve Clapcote, ricercatore dell’Institute of Membrane and Systems Biology dell’Università di Leeds.

In quest’ultimo studio, i cui risultati sono apparsi sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), è stato utilizzato un ceppo di topi geneticamente modificati in modo che esprimessero sintomi molto simili a quelli degli esseri umani colpiti dal disturbo. In particolare, gli animali sono stati dotati di una particolare mutazione che impedisce il normale funzionamento dell’enzima NKA: in laboratorio gli stessi roditori mostravano un comportamento assimilabile a quello umano nella fase maniacale, caratterizzato da una maggiore attitudine a correre rischi, da iperattività e da schemi di sonno veglia alterati. Tali sintomi sono stati ridotti di intensità con la somministrazione di farmaci attualmente disponibili per il disturbo bipolare.

Le opzioni farmacologiche in questo caso, sebbene efficaci, sono limitate al litio e all’acido valproico, due molecole che non sono indicate in alcuni tipi di pazienti e che possono mostrare effetti collaterali significativi. Si evidenzia quindi la necessità di trattamenti più mirati, più efficaci e meglio tollerati.

Nello studio dei ricercatori di Leeds è emerso come accanto a una diminuita attività dell’enzima NKA vi fosse anche un incremento nell’attività della proteina ERK. Sono così stati utilizzati due farmaci noti per la loro azione nei confronti di questi due fattori: rostafuroxina ed SL327.

“Rostafuroxina si è dimostrata sicura nei trial clinici per il trattamento dell’ipertensione”, ha sottolineato Clapcote. “”Nessuno finora ha verificato i suoi effetti sul cervello, ma i nostri studi mostrano la possibilità che possa essere indicato nel trattamento della fase maniacale del disturbo bipolare. In modo simile, l’SL327, molecola nota per la sua capacità di inibire l’attività dell’ERK, è in grado di attenuare il comportamento maniacale dei topi”.
FONTE: Le Scienze

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