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Di Antonio Tronci* – L’enorme divario tra la realtà esperita da pazienti, familiari e operatori, e l’immagine della Psichiatria percepita dalla gente affonda le radici su motivazioni di ordine non solo culturale, ma soprattutto politico. Nel 1978, con l’approvazione della Legge 180 promossa da Franco Basaglia, legge che regolamenta (si fa per dire, in quanto non dispose nulla di alternativo alla chiusura dei manicomi) la gestione della Salute Mentale, la politica di questo settore divenne un Totem di esclusiva pertinenza della sinistra italiana.

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Sarà una perizia psicopatologica a far luce sui meccanismi mentali che hanno innescato la carneficina di domenica mattina nel Mantovano, conclusasi, dopo una giornata col Garda in stato d’assedio, con la cattura del pluriomicida nel Bresciano. Ma in questi giorni, altri terribili atti di violenza stanno funestando le cronache italiane.

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SpatuzziC’è stato un tempo in cui anch’io, come Carlo Verdone in uno dei suoi film tra i più simpatici, ma come tanti miei coetanei, appena dotato di patente trasportavo la mia vecchissima nonna materna ed espletare il suo diritto/dovere al voto.

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ROMA — «Per carità. Ho resistito due minuti. Poi ho spento. Dopo Qualcuno volò sul nido del cuculo non c’è più niente da aggiungere. Resta un film imbattibile, pur avendo purtroppo compiuto un disastro. Da allora la psichiatria viene guardata con sospetto». Era scontato che tra i critici favorevoli a «C’era una volta la città dei matti», minifiction sulla vita di Franco Basaglia, in onda domenica e ieri sera su Raiuno, non ci sarebbe stato Giovan Battista Cassano.

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Il Corriere della Sera pubblica una riflessione della psicologa clinica Silvia Vegetti Finzi sui frequenti casi di cronaca che vedono squilibrati mentali violentare e assalire con conseguenze più o meno gravi il prossimo. Spesso i soggetti che in preda a crisi psicotiche acute diventano aggressivi, manifestano nel tempo comportamenti analoghi e il rischio di reiterazione è elevatissimo.

«La legge Basaglia – spiega Vegetti Finzi – non aveva svuotato i manicomi perché i folli fossero abbandonati, ma perché trovassero casa e lavoro in ambienti atti ad accoglierli e proteggerli, da se stessi innanzitutto, perché le vittime in questi casi, sono sempre due».

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Gentile dr.

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Sono amarissime le considerazioni che uno psichiatra qualunque sente il dovere di fare all’indomani di un evento tragico e, purtroppo, prevedibile.
 Con alle spalle anni di studio e di lavoro siamo oggi impotenti in uno strano paese, un luogo dove il buonsenso e la razionalità, non sono riusciti in trenta anni a imporre un ripensamento su una legge, la “180” o “legge Basaglia”, che ci ha lasciati tutti soli. 
Soli i malati più gravi, costretti in una società complessa in cui non trovano un loro luogo.

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Egregio collega Luigi Benevelli del Forum Salute Mentale, desidero prima di tutto ringraziarla per il suo commento che mi auguro apra un dibattito costruttivo e non sterile come usiamo fare noi psichiatri.

Non ho il piacere di conoscerla, mentre invece, dal tono del suo commento, lei lascia intendere che ci conosce, che conosce le nostre idee, chi siamo e per cosa ci battiamo.

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di Simona Aiuti* In Italia i pazienti sconvolti e travolti da malattie mentali piuttosto gravi sono circa 2 milioni e 200 mila. Sembra che il tasso d’incidenza sia di un malato ogni 10 mila persone all’anno e molti sembrano vivere allo sbando, per non parlare poi di quelli che vengono tenuti nascosti, che non hanno cure, se non tranquillanti rifilati da parenti aguzzini.

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Di Ennio Fortuna. In un notevole intervento pubblicato l’11 luglio scorso, due noti psichiatri veneti, Gerardo Favaretto e Ludovico Cappellari, contestano con vigore le conclusioni cui ero giunto nell’articolo sulla situazione della psichiatria nel Veneto e in Italia (Il sogno negato di Basaglia). Devo anzitutto dare atto della grande civiltà del”pezzo”. Gli autori argomentano e criticano, ma senza acrimonia o preconcetti, ragionando con pacatezza e con logica.

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