(del prof. Maurizio Munda) Gentili Sigg. Medici Psichiatri dell’AipsiMed e Psichiatria Democratica

Ho avuto il piacere di conoscervi a Roma, in Commissione Parlamentare. Ho l’obiettivo serio e fortemente motivato di portare avanti la battaglia, in favore della Salute Mentale. Mi pare, aver capito che siete disponibili al dialogo, mi fa molto piacere . Ritengo necessario passare alla fase operativa, ecco perché, Vi scrivo e Vi sottopongo le mie proposte

Le Vostre tesi esposte, in quella sede, non erano altro che il naturale epilogo delle Vostre Scuole di formazione. Ho avuto la conferma, ma lo sapevo, che esistono tra Voi , illustri Medici, oggettive difficoltà di veduta sulla Salute Mentale, nel portare avanti linee programmatiche comuni, vista la Vostra diversa  formazione, oltre che professionale, anche di pensiero e correlativamente le Vostre diverse esperienze maturate. Tuttavia, ritengo a mio modesto parere, che un confronto anche critico, ma sempre costruttivo è utile e necessario al fine di individuare un percorso che permetta di giungere ad una sintesi, con l’obiettivo comune di inquadrare il risultato atteso da tutti , che è quello di migliorare la qualità della vita di chi soffre di disagio psichico e delle loro famiglie

Come familiare, a nome di migliaia e migliaia di cittadini, Associazioni, che hanno sottoscritto il mio progetto, cortesemente Vi chiedo di valutare, quanto segue

Gentili Medici, Voi siete gli esperti della Psichiatria e a Voi rivolgo un caloroso appello, date una lettura con un visione nuova, di quanto Vi sto descrivendo, con la speranza che si possa iniziare seriamente ad affrontare una nuova stagione di rispetto della Tutela della Salute Mentale, non solo a parole, ma anche nei fatti. Porto il massimo rispetto  a Tutti Voi, ai Vostri Collaboratori, ai Vostri luoghi di lavoro, ove operate,  alle Vostre  Associazioni. Nel mio piccolo, cerco di dare il mio umile e modesto contributo e non ho certo la pretesa di insegnare niente a nessuno. Vi scrive uno che ha visto di tutto e di più, che vorrebbe raccontarvi, a voce, la propria esperienza, ma forse è meglio lasciar perdere, altrimenti viene la pelle d’oca  a chiunque

D’altra parte, visto che verrà convocata la Conferenza Stato /  Regioni, per definire le linee programmatiche, penso sia importante non disperdere le forze. E poi, illustri Psichiatri, parliamoci chiaro, il pallino è nelle Vostre mani, in quanto sapete benissimo che la Politica, quindi il legislatore attende da Voi il là per partire, per porre in essere norme ad hoc, sul tema in questione. È noto che c’è una identità tra politica e psichiatria, da qualunque parte, nessuna esclusa. Il 01 Luglio  2010 deve rappresentare la svolta. I familiari attendono risposte concrete. Non si può pensare di stare sempre in contrapposizione, per il semplice motivo che il Diritto alla Salute e nello specifico, la Salute Mentale è un diritto di tutti i cittadini, nessuno escluso. E appurato che lo scontro ideologico crea la paralisi e alla fine chi paga sono i pazienti e le loro famiglie

Cordiali  Saluti                                                                                                                       

Maurizio Munda

 

Non sono un ingenuo, so benissimo che non è facile, mettere insieme diverse realtà, non mi illudo, ma ci provo. Per fare questa operazione, parto da alcuni punti chiave che, ritengo, siano comuni a tutti

Il percorso

  1. Rispetto della nostra Carta Costituzionale, in tema di Diritto alla Salute
  2. No deciso, senza se e senza ma, alla riapertura dei manicomi sia pubblici, sia privati e / o convenzionati
  3. No deciso, senza se e senza ma, a  manicomi giudiziari
  4. Si alla centralità della persona, intesa come soggetto di diritto indisponibile, quale il diritto alla Salute Mentale

Se condivisa la base di partenza, si prosegue un cammino, che deve essere fatto per aspetti qualificanti, mettendo in luce i punti di forza da tutelare e migliorare ed eliminare i punti di debolezza

Punti di forza  che presumo, possano essere indicati, come momento di unione

 

La  prevenzione

Considerato l’alto rischio di incremento del disagio psichico che comporta gravi conseguenze socio – sanitarie ed economiche, sarebbe opportuno investire nella prevenzione, non sottovalutando i casi a rischio che derivano dal tessuto sociale. Basti pensare ai luoghi di lavoro, dove la disoccupazione può creare stati depressivi  o  nelle scuole per i casi di abbandono e di insuccesso scolastico . Per non parlare delle persone anziane. Non dimentichiamo le strutture detentive. D’altra parte, il disagio psichico, secondo dati OMS è  allarme sociale e tale triste realtà, come tutti sappiamo, è purtroppo destinata ad incrementare. 

E’ importante muoversi sul terreno della prevenzione, al fine di ridurre i casi a rischio, senza creare allarmismi.

La prevenzione passa necessariamente su diversi livelli d’intervento, quali, ad esempio:

 

  1. informazione sociale e ascolto con sportelli nelle scuole per prevenire il disagio, l’abbandono
  2. informazione sociale e ascolto con sportelli nei luoghi di lavoro
  3. informazione attraverso i mass – media
  4. saper ascoltare le esigenze degli anziani e aiutarli a sentirsi soggetti attivi della vita sociale
  5. la formazione di una cultura nuova, che veda il disabile come persona, per dire basta ai pregiudizi.
  6. coinvolgimento della società civile. Ad esempio, artigiani, maestri d’arte e professione che aiutino

      il disabile, potenzialmente capace ed in grado di avere un minimo di autonomia, dotato di conoscenze e capacità di orientamento, quali spazio e tempo ad inserirsi nella società, ad aiutarlo a riacquistare  fiducia e dignità personale.

 

La riabilitazione e  il reinserimento nel tessuto sociale

 

Si interviene per favorire la riabilitazione e il reinserimento nel sociale ( scuola – lavoro ) per soggetti potenzialmente capaci  e / o diversamente abili  ed in grado di badare a sé stessi. A tale scopo, sono istituite aule laboratorio e / o botteghe di lavoro artigianale, sotto la direzione del psichiatra e in collaborazione con esperti psicologi – sociologici – maestri d’arte e professione, al fine di dare oggettive opportunità, non solo di lavoro, ma di riacquisto dell’autostima necessaria, per sentirsi partecipi della società civile

 

Stigma

Nell’ambito sociale esiste la discriminazione, il tabù, lo stigma verso i disabili psichici e / o diversamente abili e le loro famiglie. È necessario creare una nuova cultura di rispetto per queste persone. E’ necessario fare una campagna sociale di educazione, con messaggi rivolti alla popolazione, aventi come tema il rispetto della persona con disagio psichico e / o dei diversamente abili, al fine di favorire l’accoglienza,l’integrazione nella società. Far sentire queste perone semplicemente come noi

 

La legislazione e  la libertà di cura

 

  1. È  fondamentale nel  rispetto dettato Costituzionale , garantire e tutelare la libertà di cura e la manifestazione di volontà dei soggetti. Sappiamo tutti che la coercizione è la negazione della libertà. E’ chiaro, che le soluzioni  al disagio psichico devono essere sempre applicate, nel massimo rispetto della persona e della dignità umana e della libera e consapevole scelta

Quando, chi deve scegliere  non può farlo, perché non in grado, che succede ?

Esistono purtroppo casi critici, ove la persona non è in grado di scegliere, perché una malattia invalidante  lo ha reso, totalmente incapace dì intendere e di volere al 100% e privo della capacità di badare a sé stessi. Questi delicatissimi casi richiedono che la volontà venga espressa da altri, vedi figura tutore o amministratore di sostegno

Per evitare abusi, come tutti sanno, nel rispetto della normativa vigente ,in questi casi, si procede a severi controlli, in quanto non deve esserci ombra di dubbio, sull’incapacità del soggetto e sul fatto che la persona sia in grado o meno di manifestare liberamente le propria volontà. Quindi, è importante tutelare le persone totalmente prive di capacità totale d’intendere e di volere e di compiere  i semplici atti quotidiani della vita 

Interventi mirati

 

Occorre dare risposte mirate al disagio psichico e valutare caso per caso, perché diverse sono le patologie, diversi i gradi di infermità . Quindi, non si può pensare di dare una sola risposta alle tante variabili presenti

Non solo, ogni paziente ha la Sua Storia che deve essere rispettata, monitorata. Occorre,offrire risposte d’intervento personalizzate che hanno come obiettivo il miglioramento della qualità della vita di chi soffre di disagio psichico, nel pieno rispetto della dignità umana 

 

Perché un Centro Polifunzionale per la Salute Mentale ? Provo, a dare alcune risposte :

-       per favorire le scelte dei pazienti e delle loro famiglie, previo parere medico specialistico

-       per dare risposte mirate ad ogni esigenza

-       per agevolare il lavoro di chi opera, a ogni livello, nella psichiatria, nella psicologia, nella psicanalisi, nelle neuroscienze

-       per monitorare costantemente la situazione nel territorio

-       per favorire il reinserimento e il recupero dei soggetti nella società civile

-       per permettere la nascita di centri di ascolto per le famiglie

-       per offrire sostegno ed un punto di riferimento logistico per le famiglie

-       per migliorare il lavoro di ricerca scientifica sulle malattie mentali

Attenzione

          il Centro Polifunzionale per la Salute Mentale deve essere non solo, è ovvio, ospitale, moderno, funzionale, a norma di legge, ma deve agire, nella massima trasparenza, sottoposto a rigorosi e continui controlli e aperto all’istanze della società civile, al fine di favorire il più ampio coinvolgimento ed integrazione del Centro Polifunzionale, nel tessuto sociale

Penso si possa iniziare a discutere di chi soffre di disagio psichico. In particolare:

  1. zona di ascolto e prevenzione per casi lievi
  2. zona riabilitazione con l’apertura di scuole e botteghe artigianali con maestri d’arte  e professione, al fine di riacquistare la capacità di saper operare, di saper comunicare, di  saper svolgere un mestiere. In poche parole, dare dignità e autonomia al soggetto
  3. day hospital, per casi non gravi, da  monitorare periodicamente
  4. zona micro comunità per casi gravi. I pazienti sono assistiti 24 ore su 24. Non è pensabile abbandonare persone che non sono in grado di badare a sè stessi
  5. casa di riposo, per persone con disabilità totale, non in grado di compiere gli elementari e semplici atti quotidiani della vita. Questi soggetti sono assistiti 24 ore su 24. Le case di riposo rispondono alle preoccupazioni dei familiari,  che ne sarà dopo di noi ?

Ogni ipotesi d’intervento deve essere :

¨  sempre debitamente motivata

¨  finalizzata al recupero, anche per i casi più gravi

¨  monitorata in itinere, per verificarne la validità e la relativa efficacia 

inoltre :

ogni intervento è sottoposto a severo controllo, al fine di garantire e tutelare la persona, in ogni fase della sua esistenza, sotto ogni profilo  medico – sociale – economico – legale 

Ho esposto alcune bozze, alcune ipotesi di studio, con lo scopo di creare riflessioni su un tema molto delicato. Queste ipotesi non hanno la pretesa di risolvere ogni situazione

A tutti, con il massimo rispetto, chiedo gentilmente di guardare questa ipotesi di lavoro, senza pregiudizi, sapendo che tutto è migliorabile. Vi dico provate a pensare come vivono i pazienti e le loro famiglie, le cui giornate sono tutte uguali, ove il giorno si confonde con la notte e bisogna essere sempre presenti, senza se  e senza ma

Ben vengano critiche, osservazioni, suggerimenti, nel rispetto della convivenza civile, ma a tutti chiedo di rimettersi in gioco

E poi, Vi invito a pensare sui seguenti aspetti :

  1.  essere consapevoli che esistono patologie diverse
  2.  essere consapevoli che i livelli di intervento devono essere  differenziati, perché esistono casi lievi, casi critici, casi acuti, casi irreversibili, età anagrafiche diverse
  3.  essere consapevoli che servono  risposte mirate
  4.  pensare alle famiglie abbandonate
  5.  pensare che arriva un momento in cui si è soli, senza aiuto
  6.  pensare alle famiglie che dicono che ne sarà dopo di noi
  7.  pensare che ci sono casi gravissimi, in cui la famiglia vive nell’angoscia e che spera non debba toccare a me, un triste epilogo
  8. e dove non arriva la volontà del soggetto e nemmeno quella del tutore, che fare di fronte al dramma     umano di chi rifiuta tutto e tutti?  Una risposta, anche il rifiuto si rispetta. È auspicabile che ci siano anche risposte, dettate dal buon senso, dal rispetto della dignità umana, dalla volontà di chi opera in PSICHIATRIA, a qualunque livello di rimettersi in gioco, con la consapevolezza che il ruolo acquisito, la funzione espletata deve essere figlia delle competenze professionali e della necessità di operare, secondo scienza e coscienza, che occorre prendere una decisione, con lucidità che quel particolare, difficile e delicato momento richiede, al fine di aiutare chi soffre. Una cosa Vi dico, non fate crollare il mondo addosso ai pazienti e alle loro famiglie, perché motivati solo dal Vostro credo,ma siate portatori di soluzioni giuste, eque, umane, nel rispetto della legalità. Non so, se i signori sanno cosa provano i familiari nel vedere il proprio congiunto soffrire e non poter far nulla. Angoscia, timore, senso di solitudine , questi alcuni sentimenti provati. Per non parlare del timore che succeda qualche disgrazia grave                                                                                                                                                             

Quando si verifica una tragedia familiare, sui mass media, tutti parlano, tutti sono esperti. Per due giorni si celebra la morbosità della cronaca nera, senza un minimo di rispetto per chi è stato coinvolto, poi tutto tace, fino alla disgrazia successiva 

I mass – media escono con titoli a caratteri cubitali :  “ Si sapeva”    “ Tragedia annunciata”                      “ Era in cura presso”    “ Non si è fatto abbastanza”  “ Soffriva di ” “ La situazione è stata segnalata”      “ Aiuti in ritardo”

Bene, signori,  diciamo basta alle tragedie annunciate

I punti di debolezza , forse parlerei di punti, decisamente negativi ,da eliminare. Sicuramente sono molteplici. Provo ad indicarne alcuni:

  1. stato di abbandono di chi soffre di disagio psichico e delle loro famiglie
  2. scarsità di finanziamenti destinati per la Salute Mentale
  3. mancata applicazione o solo parziale della famosa L.180, da  qui il profondo stato di disagio
  4. poco personale
  5. povertà di strutture
  6. burocrazia lenta 
  7. normativa non adeguata ai tempi
  8. stigma da eliminare

 

Vediamo se è possibile costruire un percorso tanto atteso, ormai da troppi anni. Ricordiamoci una frase celebre :

“ La mia libertà finisce dove comincia la vostra” di Martin Luther King

Questa massima dovrebbe farci capire  che“ sarebbe grave affermare ,io la penso in modo ed è giusto così”

Nessuno può ipotecare la vita degli altri, in funzione del proprio credo politico e / o religioso. La libertà di ogni soggetto è sacra e inviolabile. Non si può ledere un  diritto altrui, solo perché la penso in un determinato modo

Sono un semplice cittadino che vive , in prima persona, il dramma umano e che mette a disposizione la propria vita per il prossimo

 

e… io ?
aiutiamo chi soffre, idee e valori che non moriranno mai
 Maurizio Munda

 

 

 

proposte

Cosa propongo :

  1. Affermare  che la tutela della Salute Mentale è una priorità
  2. Tavolo permanente sulla Salute Mentale, composto da esponenti della Psichiatria e da familiari, con pari dignità, con l’obiettivo di offrire a chi ha bisogno, risposte mirate, concrete, visibili, trasparenti
  3. Lo Stato e le Regioni investano maggiori finanziamenti per la Salute Mentale
  4. Osservatorio con il compito di monitorare il territorio nazionale
  5. Attuare un progetto pilota che preveda la creazione di un Centro Polifunzionale per la Salute Mentale
  6. Mantenere i punti di forza, acquisiti dalle varie esperienze che hanno avuto ricadute positive sulla lotta al disagio psichico e contestualmente eliminare i punti di debolezza
  7. Politiche sociali di assistenza alle famiglie che hanno familiari che soffrono di disagio psichico
  8. Attuare un programma di intervento sulla prevenzione, senza creare particolari allarmismi
  9. Agevolare forme di recupero nella società
  10. Due giorni no stop sulle reti televisive e radiofoniche  con lo scopo di :

a)  parlare di Salute Mentale, per una volta come priorità nazionale e non solo quando succedono   disgrazie umane   

b)  creare una cultura di rispetto per chi soffre di disagio psichico e per le loro famiglie

c)  raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica per lo studio delle malattie mentali 

A tale proposito, si chiede l’intervento del Sig. Presidente della Repubblica, per conferire all’iniziativa  l’Alto Patrocinio e per essere il garante dei fondi raccolti

Credo si importante creare una mobilitazione. Non facciamo sentire soli chi soffre, solleviamo il problema, su scala nazionale, sensibilizziamo l’opinione pubblica  

Illustri sigg., gentilmente Vi chiedo cosa pensate di queste proposte. Se avete suggerimenti, critiche, osservazioni da fare? Se volete o meno aderire? E se aderite, cosa intendete fare ?

In attesa di una Vostra Cortese risposta, anticipatamente Vi ringrazio

Mi è gradita l’occasione per porgervi i più Cordiali Saluti

Maurizio Munda                          

 

20 Responses to Un Centro Polifunzionale per la Salute Mentale

  1. federico mantile scrive:

    si muove qualcosa? allora massima collaborazione! inseriamoci anche la neuropsichiatria infantile che sta vivendo il massimo della crisi da quando è nata: contrazione fino al ridicolo dei posti letto nelle strutture universitarie, rischio di chiusura della struttura del prof. Bollea, insufficienza degli operatori a fronte di un enorme e delicato lavoro… quei bambini sofferenti diventeranno in larga parte gli utenti della salute mentale… non sarebbe meglio una prevenzione?

  2. AP scrive:

    Caro Prof Munda
    da psichiatra apprezzo molto il suo sforzo. Temo pero che se non inizierà la ROTTAMAZIONE di un buon 80% dei Direttori di Dipartimento e di una buona parte del direttivo della Società Italiana di Psichiatria non si arriverà da nessuna parte. Chi nel 78 aveva 25/30 anni ora ne ha 55/60. Il contesto sociale é completamente cambiato, e parlare dei manicomi é come parlare dei comunisti. Se si voglino vincere le elezioni serve parlare di comunisti, se si vuole continuare ad avere il potere in molte regioni d’Italia serve parlare del rischio di apertura di nuovi manicomi. Solo per quello.
    L’Italia é un paese bloccato e solo se chi in questo periodo ha meno di 40 anni riesce a trovare la forza di rottamare una classe dirigente inette o, ancora peggio, attenta solo alla gestione del potere, solo in questo caso lei come familiare di paziente potrà sentirsi veramente ascoltato ed io come dirigente medico potro dire veramente quello che penso (magari mettendoci anche nome e cognome su questo sito).
    Vede le differenze di credo psichiatrico non sono giustificate assolutamente dalla ricerca scientifica, sono spesso prese di posizione a priori. Inoltre vi sono resistenze legate solo alla comodità e al potere.
    Io insisterei e cercherei consenso su 4 punti:
    1) modificazione o completamento della legislazione attuale prevedendo ospedalizzazioni d’officio per pazienti socialmente pericolosi o che abbiamo gia commesso un reato e dichiarati non punibili o che si siano dimostrati altamente pericolosi all’interno di un adeguato e ben condotto percorso di cura biopsicosociale e costituzione di unità di cura e ricerca in ambito universitario ad hoc. Ospedalizzazioni a termine e reinserimento in percorsi di cura territoriali. Commissione regionale di controllo sulle ospedalizzazioni psichiatriche e sulle ammissioni/dimissioni da dette unità.
    2) costituzione di una rete psichiatrica che preveda uno PSICHIATRA di FAMIGLIA che collabora a titolo esclusivo per almeno 42 ore settmanali attivamente con 8 medici di famiglia all’interno di un stesso distretto (circa 12000 utenti), essendone il riferimento diretto e che assicura le cure farmacologiche primarie, il filtro verso le strutture specialistiche psichiatriche ed affini, la consulenza ad altri specialisti non psichiatri per valutazioni neuropsicologiche, che certifica per inserimenti in RSA ed affini, che certifica per porto d’armi e lavoro e che segnala agli organi competenti le situazioni ad elevato rischio sociale. Tale psichiatra coadiuvato da uno psicologo (che assicura lecure psicologiche primarie a titolo esclusivo) coordina anche la rete delle promozione della salute mentale con attori istituzionali e non.
    3) Inserimento nella rete della salute mentale in un unico dipartimento anche della Neuropsichiatira Infantile, dei SERT, dell’Alcoologia e dei Servizi Sociali. Al fine di garantire continuità di presa in carico longitudinale e trasversale, e collaborazione di tutti i medici alle attività di reperibilità e guardia medica.
    4) Istituito tutto cio, solo allora, aumento dei fondi per la salute mentale (allargata a NPI, etc…) sino almeno al 5% del PIL.

  3. AP scrive:

    Signor Federico guardi che é la NPI a non volere entrare a far parte di un unico dipartimento con la psichiatria adulti…. almeno nella mia regione é cosi

  4. Enzo Spatuzzi scrive:

    Gentile prof. Munda, mi pregio di averLa conosciuta il giorno dell’audizione di AIPSIMED alla Commissione Affari Sociali della Camera a Roma. Da allora ho stima della Sua persona esattamente come oggi delle Sue proposte e riflessioni. Ciò che afferma con stile dolce e piano e con disarmante logicità non solo è incontrovertibile, ma inchioda tutti gli attori implicati nell’assistenza psichiatrica sul territorio nazionale ognuno alle proprie responsabilità. Naturalmente ci si chiede perché sin qui le Sue semplici e inoppugnabili proposte non siano mai state poste in essere dai tecnici, dai professionisti e dagli amministratori della cosa pubblica che avrebbero dovuto star dietro in fase teorica a quanto Lei ci ricorda e stare avanti a noi tutti per determinarne la fase attuativa. E’ solo una grave congiuntura economica che impedisce investimenti in progetti e norme rigide di attuazione di protocolli assistenzial-terapeutici? E’ sola contrapposizione ideologica o di differente formazione, come Lei afferma, che impedisce una sana collaborazione sulle cose da fare? E’ assenza di cultura e, quindi, di etica ed umanità che ha sin qui impedito ogni riflessione sul miglioramento dell’attuale forma di assistenza finalizzata anche a un sia pur minimo cambiamento? Chi ha vantaggi economici e morali nel conservare lo status quo assistenziale, laddove invece persone di cultura e di profonda umanità come Lei si ritrovano a dover cercare una cassa di risonanza per poter dire a chiare lettere come vorrebbe che ci si occupasse a 360° di chi soffre? Se l’attuale sistema l’avesse soddisfatta non credo che si sarebbe impegnata in quello che non è un esercizio di stile, bensì un articolato corpus di interventi a cascata con ricadute in termini di qualità e persino di economicità! E allora che pensare? Che esiste il MALE? Io credo che esso sia il frutto di una sofferenza intrapsichica. Mi troverà sempre al Suo fianco per ogni proposta di modifica, di aggiunta o meramente di riflessione rispetto all’agire assistenziale così ben esposto con precisione e pragmaticità da Lei. Nel frattempo La ringrazio e La saluto. Spatuzzi

  5. federico mantile scrive:

    capisco… quando ho chiesto il perchè, mi hanno risposto con una battuta di wooddy allen:
    “il leone e l’agnello passarono la notte insieme, l’agnello non chiuse occhio…”;
    io non sono un politico e sono per il dialogo costruttivo: non credo che depotenziare la NPI , come è sempre accaduto quando ci siamo confrontati con pediatria e psichiatria, possa giovare all’una o all’altra…

  6. federico mantile scrive:

    il necessario vaglio dei moderatori potrebbe indurre a leggere i commenti in disordine derivandone una sensazione di polemiche personali… ad AP posso dire che le sue proposte sono degnissime di confronto; a Spatuzza: mi sento rappresentato dai suoi interventi.

  7. Ho fatto un commento. Ho raccontato la mia storia, ho parlato del CSm di Capua e di altri. La storia di me e di mia figlia. Ho 150 storie diguarigine raccolte. Ne farò un libro. Non bisogn rottamare neiente, ma finanziare progetti, buone pratiche e formazione. La 180 è un quado di libertà e dignità in cui si può lavorare se ci sono i fondoi e la cultura. Adesso canellatemi anche questo

  8. Gianni Sarnelli, psichiatra, psicoterapeuta. scrive:

    Gent.Prof.Munda,apprezzo innanzitutto la buona volonta e l’umiltà con cui si propone, qualità che riconosco come indicative di un onesto intento di fare qualcosa.
    Ritengo che il problema centrale da cui derivano le attuali carenze dell’assistenza psichiatrica siano gli strascichi ideologici ed i sensi di colpa che hanno impregnato la società, la cultura e le norme che da esse derivano.
    L’equivoco di fondo è quello del diritto alla “libertà” e alla autodeterminazione di chi soffre di psicosi.
    I miei studi universitari mi insegnavano che patognomonico delle psicosi è la mancanza di coscienza di malattia.Trentacinque anni di professione svolta negli ospedali psichiatrici prima,nei centri territoriali ed oggi in reparto per acuti mi hanno confermato che in fase di scompenso molto di rado, per non dire mai,lo psicotico è chiaramente consapevole della necessità di curarsi. In quella fase è indispensabile che chi lo cura decida per lui e sottolineo il chi lo cura e se ne assume la responsabilità: non un funzionario del comune o un magistrato.
    Questo è il punto su cui non c’è intesa ed ha determinato quello che determinato un ponziopilatismo diffuso,più o meno rozzamente ammantato di ideologia, di cui anche molti medici sono partecipi.
    Anticipo le obiezioni affermando che, pur non facendo parte di Psichiatria Democratica, nè tantomeno essendone simpatizzante, faccio parte della generazione che ha lavorato dentro il manicomio sulla regerssione istituzionale, ha istituito i centri territoriali prima che la 180 li istituisse, da anni tratto in psicoterapia pazienti psicotici.
    Buon lavoro.

  9. AaPp scrive:

    amen! il ponziopilatismo diffuso, é proprio cosi’! un ponziopilatismo sovente ben argomentato, ma sempre ponziopilatismo.

  10. Anonimo scrive:

    Sono pienamente d’accordo sulla necessità di ROTTAMAZIONE dei Direttori di Dipartimento.
    Come operatore,educatore,riabilitatore o come voi meglio preferite,opero da ben trent’anni in strutture psichiatriche e sono sempre in continuo aggiornamento .
    Spesso sono costretta a dovermi confrontare con Direttori di vecchio stampo ma …perchè la mia categoria non ha mai voce in capitolo?….

  11. Marcus scrive:

    Prof. Munda,
    Ottimo progetto,completo, articolato come le ho detto di persona, il suo impegno per migliorare il sistema è lodevole. Continui a cercare il dialogo, non si scoraggi mai nel chiedere il confronto su temi che non riguardano le ideologie o la politica. Continui sulla strada dei contenuti evidenziando le criticità da risolvere. La psichiatria non ha colore politico, non deve averlo, non ha senso parlare di psichiatria legata alla politica è come pensare che possa esistere ginecologia democratica o cardiologia di centro!!!
    Il diritto alle cure, la salute mentale, sono diritti di tutti noi cittadini. …
    Chi critica questa proposta del Prof. Munda o in generale una qualsiasi proposta dovrebbe farlo sulla base di un progetto alternativo o quanto meno con l’idea di dare un contributo migliorativo, costruttivo alla proposta. La vera sfida sarà se esistono proposte e/o modelli alternativi. Vorrei leggerli e comprenderli, vorrei fare domande!

    L’aspetto “affascinante” della salute mentale è che proposte qualificate, strutturate debbano arrivare da semplici cittadini, come se le istituzioni abbiamo perso la capacità di esprimere una leadership di proposta di modello. In tal senso mi aspetterei proposte e modelli direttamente prodotti da chi ogni giorno lavora con pazienti, famigliari ecc. Eppure a me sfugge tutto questo materiale, tutta questa produzione intellettuale di contenuti e proposte. Fanno eccezione i sempre attivi medici dell’Aipsimed che a più riprese hanno fatto proposte.

    Proposta se ci sei….batti un colpo!

    cordialmente
    Marco FAITA

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