MILANO Telefono viola denuncia «una serie di abusi avvenuti nei reparti di psichiatria dell’ospedale di Niguarda, attraverso le pratiche della contenzione», ossia il legare i pazienti con disturbi mentali, che, secondo l’associazione, avrebbero portato a «due morti» e a una serie di lesioni ad altri malati. E Niguarda replica: «La pratica della contenzione fisica in psichiatria è un provvedimento applicato a situazioni cliniche estreme unicamente alla tutela della sicurezza dei pazienti e degli operatori. Tale pratica è presente nella maggior parte dei servizi pscichiatrici di diagnosi e cura italiani e non confligge con specifiche normative». Giorgio Pompa, presidente dell’associazione che dal ’96 «si batte contro gli abusi della psichiatria», ha spiegato – nel corso di una conferenza stampa in tribunale – che nelle prossime ore presenterà un esposto alla procura perché «apra un’inchiesta su questi gravi fatti di tortura». Pompa era accompagnato da alcuni volontari dell’associazione e dalla dottoressa Nicoletta Calchi, medico psichiatra dell’ospedale Niguarda, che ha raccontato di essere stata «sospesa per 20 giorni dalla struttura, dopo aver subito anche mobbing, a causa del rapporto umano instaurato con i malati». Secondo Telefono Viola, «i gravissimi abusi della pratica coercitiva» sarebbero avvenuti nei tre reparti Grossoni del Niguarda e farebbero riferimento a 6 casi. Tra questi, «la vicenda di Tullio C. morto un imprecisato giorno di ottobre di quest’anno, mentre era legato da 14 ore al letto». E, inoltre, il caso di «Francesco D. morto il 26 settembre 2008 sempre legato al letto». «Dentro il Grossoni – ha spiegato Pompa – non viene applicata la legge 180», ovvero la legge Basaglia del ’78, che portò alla chiusura dei manicomi. L’associazione contesta anche il protocollo sulle cure psichiatriche del Niguarda che prevede la “contenzione”. «Questa pratica – ha aggiunto Pompa – è un’inaudita violenza fisica e psicologica che viene portata avanti in alcuni reparti di psichiatria in Italia». Telefono Viola sostiene che nei reparti Grossoni i pazienti vengono legati «e non vengono controllati per ore, mentre anche il protocollo del Niguarda prevede controlli costanti». Ribatte l’ospedale: «Le procedure sono regolamentate dal 2006 da linee guida revisionate e aggiornate nel corso del corrente anno. In base a queste linee la contenzione deve essere autorizzata dal medico psichiatra e le persone sottoposte a tale pratica devono essere monitorate ogni 15 minuti».

Fonte Il Giorno Ed. Milano del 24/11/10

 

27 Responses to Una psichiatra denuncia abusi al Niguarda

  1. dany scrive:

    perche’ invece di contenere i malati non vengono dimessi ?

    ci pensera’ telefono viola ad aiutarli

  2. Non vorrei fosse x stare loro + tranquilli.Capisco quanto sia difficile accudire certi tipi di malati, ma nessuno ha obbligato queste persone a farlo: e` stata una scelta. Mi auguro comunque che siano stati solom incidenti inevitabili.

  3. AP scrive:

    Abolire completamente per legge la contenzione, aprire le porte dei reparti e lasciare che i pazienti anche scompensati possano uscire, ridurre al minimo l’utilizzo di farmaci sedativi e puntare su terapie alternative e che sia la società intera ad occuparsi della violenza e della malattia mentale e non solo gli psichiatri e gli infermieri degli SPDC. Io ci sto! Per quattro settimane e poi ne riparliamo. Io sono d’accordo!
    Ma perché sulla psichiatria chiunque puo dire qualunque cosa. Perché abbiamo deciso che la contenzione non é mai atto terapuetico ed é alla stregua dell’utilizzo dell’estintore in caso d’incendio?. Quindi mentre nessuno si sognerebbe di dire ad un chirurgo che la sua tecnica operatoria non é valida a meno che sia un collega esperto e formato, invece per la psichiatria chiunque puo utilizzare il suo piccolissimo spaccato di esperienza personale per esprimere giudizi su di una intera categoria.

  4. nidodelcuculo scrive:

    Ma mettetevi un po’ in discussione signori!
    da npon perdere i documenti prodotti!
    http://www.ambulatoriopopolare.org/docs/LETTERA%20TELVOLA-1.pdf
    la lettera della dottoressa Calchi
    http://www.ambulatoriopopolare.org/docs/Lettera%20dei%20112.pdf
    comunicato stampa
    http://www.ambulatoriopopolare.org/docs/comunicato%202.pdf
    meno male che esiste il telefono viola, siamo stanche di vedere come ci sequestrate e distruggete i nostri cari, io me ne sarei occupata volentieri se gente come voi non me lo avesse impedito!

    grazie telefono viola!
    http://www.ambulatoriopopolare.org/index.php/notizie/107-il-telefono-viola-denuncia-i-reparti-psichiatrici-di-milano

    (vediamo se censurate come al solito)

  5. lapeste scrive:

    “Ma perché sulla psichiatria chiunque puo dire qualunque cosa”
    risposta:
    perchè tutti possono dire qualsiasi cosa di qualsiasi altra cosa, si chiama libertà di parola ed è il risultato della libertà di pensiero. Ma di pensare ognuno come gli aggrada e come gli serve, la quasi totalità degli psichiatri sembra proprio non riescano a capirlo!
    Di fronte ai questi continui abusi ed efferatezze tacere sarebbe omertà.
    Solidarietà al telefono Viola di Milano e alla dottoressa Calchi.

  6. Anonimo scrive:

    Ma questo è il vero scandalo !!!! Posso solo dire con certezza assoluta (conosco un paziente che ha avuto a che fare con questa dottoressa) che è una grande falsificatrice della realtà, che ha strumentalizzato e utilizzato, reso dipendenti un povero gruppo di paziente per puro scopo personale, non tollerando di essere stata sospesa per gravi comportamenti dalla stessa avuti nel corso degli anni. Nonostante abbia voluto rientrare al suo posto, e sentendoselo per ovvie ragioni negare, ha iniziato una guerra personale utilizzando tutti i mezzi arrivando a questo punto. La vera abusatrice è lei…Fin dove il protagonismo esasperato di una persona può arrivare…questo è il vero scandalo

  7. Cooperativa La Testarda scrive:

    Il telefono Viuola ha aiutato tantissime persone gratuitamente, solo a chi voleva essere aiutato, senza danneggiare nessuno e senza pesare sui contribuenti

  8. nidodelcuculo scrive:

    Un anonimo che parla “con certezza” assoluta di qualcosa che gli riferisce un altro anonimo! ah ah ah

    La gente morta legata è morta legata, e non è anonima, i repartini sono come dei carceri, la contenzione è una forma di tortura, i TSO sono una fonte naturale di umiliazione, rabbia e paura per chi li subisce. Tali sventurati (per esser stati presi e etichettati con la diagnosi, non per altro) quasi sempre vedono moltiplicarsi al quadrato dolore, disagio, paura, tristezza, traumi.
    Egregi signoori, gli strumenti di lavoro dell’attuale psichiatria sono barbari e primitivi non solo nella pratica, ma anche nell’ottica stessa per cui sono concepiti: il “controllo”, la “normalizzazione” e la “contenzione” come risposte al dolore, alla rabbia o a espressioni di diversità o dissenso, anche se emozionalmente esuberanti sono idee grossolane, volgare e ciniche.

    Che se a legare il corpo o la mente si usano neo-neurolettici, contenzioni futuribili supersoft, stanzetta morbida o spallaccio che cambia? Nulla cambia dell’idea errata che gli psichiatri hanno della “correzione” della follia, della normalizzazione del “diverso”, dell’accanimento alla vita a cui costringono il “triste”, del rendere “socialmente accettabile” un po’ chiunque…

    Fasificatori della realtà? ma qual’è la “tua” di realtà?
    Strano, non corrisponda alla mia di esperienza della realtà, né a quella delle centinaia di utenti che si srivolgono al telefono viola e gruppi simili, che sotto i loro/vostri ferri, e non solo al Niguarda, ce ne abbiamo viste massacrare persone a noi care … caro… anonimo!

    La calchi è la nuova strega eretica da mettere al rogo? Mister “anonimo”?

  9. Gabriella @ anche se ci sono soprusi non escono fuori dalle 4 mura degli ospedali…perchè li, persone che denunciano le inefficenze sono poche quindi si riesce a circoscriverle bene…vedi ad esempio il caso di questa psichiatra e la storia del dotttor Di Cicco che sono 10 anni che cerca trasparenza e giustizia…ma certe storie è bene che siano messe a tacere…E finchè ognuno di noi non denuncerà nel suo piccolo le inefficenze gli abusi di potere che si perpetuano nei luoghi di lavoro..diventiamo noi stessi vittime di questo sistema.

  10. tutto questo per dire che non credo che queste morti siano da attribuirsi a incidenti inevitabili.

  11. Mikhail scrive:

    Vorrei che le persone che hanno sin qui fatto commenti negativi o contrari a cio’ che sta accadendo, potessero essere persone con il cervello che funziona. Non e’ possibile che ancor oggi, negli anni tremila, con la globalizzazione e tutto il resto, ci siano persone cosi’ incolte da non capire un problema serissimo sul quale TUTTI state tergiversando. Io sono responsabile di un dipartimento di emergenze tramatologiche e mediche, operiamo in 35 Paesi del Mondo e cerchiamo di capire i problemi per trovare una soluzione. Non sono psichiatra, ma ai miei uomini e donne dico sempre che in ogni situazione bisogna agire immediatamente per la salvaguardia del malato/traumatizzato, e quando non c’e’ l’emergenza bisogna capire le necessita’ altrui, investigare dove si puo’ aiutarre e farlo, senza pensieri. Invece qui vedo commenti che secondo me sono fatti da persone che hanno avuto un malato di mente in casa e hanno fatto di tutto per liberarsene. Non conosco la Collega, ma se ha fatto questa denuncia ben venga: la sanita ‘ italiana ha bisogno di una forte scossa per rinnovarsi, ha ragione Umberto Veronesi: troppi manager in una parte della Societa’ Italiana dove il manager dovrebbe essere piu’ Primario e colto che dirigente e amministrativo. Mi spiace dover dire a tutti coloro che hanno scritto contro la Collega, che sono persone che non hanno riflettuto sulla gravita’ della cosa e che dovrebbe spettare ora al Ministero della Sanita’ a far luce e penalizzare fortemente i colpevoli dichiarati ufficialmente tali dopo un regolare processo. Mikhail.

  12. Ivan M. scrive:

    Sempre il solito brutto vizio di parlare senza conoscere la realtà dei fatti…con arroganza e presunzione in questo paese ognuno sente il diritto di esprimere giudizi e opinioni senza alcuna conoscenza di ciò di cui discute…e non mi replicate con la storia della libertà di parola, perchè queste parole sono imbrigliate nella falsità, nella presunzione e nell’estremismo distruttivo. Mai una discussione costruttiva. Sono tremendamente sconcertato. Soffro di disturbo bipolare e qualche anno fa sono stato curato proprio in uno di questi reparti, dai media descritti come luoghi di violenza…ragazzi sono stato contenuto, urlavo e insultavo nel peggiore dei modi il personale, che mi è stato sempre vicino in quei momenti, con professionalità e umanità. Se non fossi stato contenuto avrei provato a scappare in tutti i modi e se ci fossi riuscito sarei andato a buttarmi giù da qualche palazzo. Questi articoli e queste denunce sono dettate dalla stupidità e dall’ignoranza. Tutto ciò non fa bene a noi malati di mente e certo non ci libera. Io in quel ricovero sono stato liberato. Riflettete invece di sparare cazzate.

  13. AP scrive:

    Grazie Ivan per il suo coraggio. Io non conosco i colleghi e la realtà di quei reparti. Se ci sono stati abusi é giusto accertarli e prendere provvedimenti. Ma quello che lei dice Ivan per me é esperienza da psichiatra. Se le cose vengono fatte bene, con umanità e rispettando la legge, i pazienti sottoposti a contenzione difficilmente anche a distanza di tempo si lamentano di questa pratica e soprattutto comprendono la necessità della stessa per evitare pericoli a se stessi ed ad altri. Non ho lavorato molto in SPDC, ma molto in DEA ed in CSM. Per cui sono colpevole di pochissime contenzioni. Ho pero raccolto spesso i racconti di pazienti da me seguiti e ricoverati in SPDC (tra l’altro spesso in altri SPDC per carenza di letti o di reparto sino a pochi anni fa). Quindi liberi perché non sottoposti da me alla contenzione. Ne ricordo solo uno lamentarsi e con ragione probabilmente per la durata, riconoscendo pero che all’uscita dal raparto stava meglio. Ricordo invece di un paziente che mi disse : sono stato ricoverato un mese, ho rotto cose, ero spesso violento ed aggressivo verso il personale o altri pazienti, sono scappato tre volte, ma non mi hanno mai contenuto e non capisco il perché, avrei potuto fare del male a qualcuno o a me stesso, e adesso sarei nei guai.
    Quinidi gli abusi riguardano il non rispetto della legge (registro di contenzione, monitoraggio, disposizione da parte del medico dopo aver provato tutte le altre soluzioni, durata congrua rispetto al disturbo, etc…) e se la dr.ssa Calchi ha denunciato cio ha fatto bene! Il resto é solo ideologia ed utilizzo dei pazienti, dei familiari e delle associazioni ad altri fini. Non conosco per nulla la situazione milanese, per cui a voi l’ardua risposta e complimenti e grazie ancora ad IVAN!

  14. Ivan M. scrive:

    Mi fa piacere vedere che c’è qualcuno che scrive con sensibilità e intelligenza, mi piacerebbe ricevere risposta anche da Gabriella o Dany, insomma vorrei capire meglio perchè tanta “aggressività”…beh, e per essere onesto, questa Dott.ssa Calchi forse avrebbe fatto meglio a mettere in discussione sé stessa prima di alzare questo polverone…ho avuto modo di vederla in reparto, io sono ancora seguito da quel servizio, e ho visto modalità agite da questa persona verso i pazienti che non sono state, per usare un eufemismo, proprio idonee e connotate da quell’umanità di cui adesso si fa paladina…ma questa è una mia opinione e non mi interessa parlare del singolo, ma difendere quel dialogo che può essere portatore di reali novità positive.

  15. Marco V. scrive:

    Ciao Ivan, anche io come te sono stato curato in uno di quei tre reparti…3 mesi fa…violenze e abusi? No, solo amore e cure, e a quei camici bianchi e agli angeli infermieri io devo la vita…una domanda mi sorge…perchè dire tante menzogne? chi è stà Calchi? Onore a quei medici che mi hanno salvato. E un infinito grazie. Tutto qui

  16. anonimo scrive:

    Un anonimo che ha visto suo nipote in uno di quei tre reparti…Grazie a tutta l’equipe del reparto. Nessuna “strega eretica”…ma la realtà che ho visto e che mio nipote ha vissuto è diversa. Scusate per “l’anonimo”, ma mi faccio garante della privacy di chi nella privacy vuole restare. E purtroppo a mio nipote voleva la cara dottoressa dichiarare il falso. Grazie a tutti

  17. anna scrive:

    Bé Ivan se ti piace farti legare nessuno te lo vieta, ma a me e a tanti altri che ho conosciuto nei repartini non è piaciuto per niente, e non ci è servito altro che a spaventarci ancora di più, a soffrire, ad avere paura dei dottori e dei nostri familiari.
    In ogni caso mi sembra che la denuncia parli di persone legate e poi morte o rimaste menomate da questa contenzione, a te Ivan piacerebbe rimanere paralizzato o morire per il tuo bene? Anche solo rischiare che questo possa succedere? A me no! Poi ognuno può essere masochista o suicidarsi come vuole. Peccato però che i dottori ci dicano che non possiamo nè essere masochisti né ucciderci.
    E quanti di noi hanno tentato il suicidio perchè sono finiti in psichiatria?
    Esistono altri approcci più umani, ma quasi tutti gli psichiatri lo negano. Brava dottoressa Calchi! Non ti conosco ma vorrei essere tua paziente! Se solo mi lasciassero scegliere.

  18. Mikhail Lermontov scrive:

    Molto apprezzato questo intervento. Se Calchi e’ da mettere al rogo allora mettiamo al rogo anche i piu’ grandi scienziati della chirurgia, che a loro spese e con drammaticita’ fuori dal comune, sono stati iniziali vittime delle novita’ trapiantistiche, mediante le quali oggi perdiamo meno gente dei tempi passati. Si tolga la gente il velo di omerta’ che insiste a tenere con perbenismi che in questo caso ledono sia la classe medica in toto che la popolazione assistita.
    Mikhail Lermontov

  19. AAPP scrive:

    Cara Gabriella nessuno ha obbligato un militare a fare il militare ma se muore siamo tutti dispiaciuti. Nessuno obbliga un pilota di aereoplani a fare il pilota ma se l’areo cade sono dispiaciuto per lui e per tutti i passeggeri. Il problema non é che é difficile accudire certi malati: si tratta, o si dovrebbe trattare, di situazioni limite di rischio elevato che non possono essere gestite in nessuna altra maniera, ne con la voce dolce, ne con i biscottini, ne con alte dosi di sedativi e nemmeno facendo valere il numero di operatori. Questo perché il paziente non é in grado di controllarsi e non risponde a nessun possibile intervento. In questi casi se un altro paziente o lo stesso paziente di fanno del male l’equipe ed i medici risponderanno dell’accaduto per non avere contenuto il paziente come potranno rispondere allo stesso tempo delle lesioni e della morte se sono conseguenza di una contenzione mal gestita.
    Se un paziente in scompenso cardiaco viene trattato con il defribillatore nessuno grida allo scandalo, e se il paziente muore si ringrazia il medico per averci provato ma se andate dal cardiologo per una visitina e lui vi applica il defibrillltore lo denunciate. Questa é per certi versi la situazione: la contenzione dovrebbe essere utilizzata in situazioni di pericolo di vita (stato di necessità) o comunque di gravissime conseguenze sul piano della salute.

  20. Ivan Mastelli scrive:

    Ho solo parlato di una mia esperienza e non pretendo che sia verità assoluta…e proprio questa tendenza, aimé, trasforma l’informazione in disinformazione. Al resto non saprei che rispondere, francamente non ho ben capito cosa intendessi dire e, ripeto, volevo portare la discussione a un livello un po’ più interessante e stimolante. Non mi piacciono le semplificazioni e le facili propagande, soprattutto rispetto ad argomenti seri come quello che qui stiamo affrontando.

  21. Giulia G. scrive:

    Esprimo la massima solidarietà ai colleghi della psichiatria di Niguarda che quotidianamente svolgono il loro lavoro con professionalità ed umanità e ringrazio Ivan per aver sottolineato la delicatezza dell’argomento.

  22. Marco Vessia scrive:

    Grazie Ivan per le tue parole, io semplicemente mi unisco a te, come persona e paziente. E a quel reparto “dannato” devo solo dire un infinito grazie.

  23. Francesca F scrive:

    Buonasera a tutti, io sono allibita, ma veramente. Quella Dottoressa che si descrive come una “santa” la incrociai (e me lo ricordo bene) circa un anno fa al pronto soccorso del niguarda, dopo una mia fuga da una comunità. Ero spaventata, agitata e impaurita, e ancora ora a distanza di tempo mi rimbombano nelle orecchie le sue parole: FISSATELA…( un modo elegante? e sprezzante per dire contenetela). Che si vergogni

  24. Marco Vessia scrive:

    Nessuna censura….ma la verità di chi ha vissuto sulla propria pelle un ricovero è altra…grazie per avermi ascoltato, curato, compreso e aiutato. Angeli dai camici bianchi grazie. Io da paziente dovrei essere “antipsichiatria?” Anti la mia vita? No grazie

  25. nidodelcuculo scrive:

    Invece di fare filosofia, opinionismo o il tifo per l’una o per l’altra parte guardiamo i fatti.
    Dalla lettera aperta-denuncia del telefono Viola:

    Andrea R. al Grossoni 2 viene legato al suo letto di contenzione
    per 14 (quattordici) giorni continuativi!
    Il Sig. Andrea S. fino a luglio era un paziente della D.sa Calchi.
    A luglio. dopo la sospensione della D.sa Calchi, il Dott Mariano Bassi, Primario del Grossoni 2, ‘gira’ il Sig. Andrea S. ad un altro psichiatra della sua equipe.
    Nei mesi scorsi il Sig. Andrea S viene immobilizzato da 8 infermieri, trascinato per la gola lungo il corridoio del Grossoni 2, davanti agli altri degenti fortemente impressionati e spaventati, e legato al
    suo letto di contenzione, dove rimane per 14 giorni consecutivi!
    Pari a oltre 330 ore!
    Pari ad oltre 28 volte la durata massima della contenzione fisica consigliata dai protocolli!
    Durante questa interminabile contenzione fisica al Il Sig. Andrea S. venivano praticate ben 9 iniezioni giornaliere di 3 psicofarmaci (tre iniezioni al giorno per ogni psicofarmaco)!

    -

    Marinella S. era una paziente della D.sa Calchi. Il Dott Mariano Bassi, Primario del Grossoni 2, all’inizio di quest’anno assegna la Sig.ra Marinella S. ad un altro medico curante.
    Con il nuovo psichiatra la Sig.ra Marinella S. viene legata al suo letto di contenzione per 438 ore consecutive! Pari a 18 giorni e 6 ore!
    Pari ad oltre 36 volte la durata massima della contenzione fisica consigliata dai protocolli!
    Nel registro delle contenzioni del Grossoni 2 le centinaia di firme del controllo sono tutte in fila, l’una dopo l’altra!

    -

    Mohamed M.
    a causa delle contenzioni patite al Grossoni 1 subisce la paralisi bilaterale del plesso brachiale, ovvero ha entrambe le braccia paralizzate Mohamed M. ha subito lo “spallaccio”?
    Mohamed M. è un cittadino marocchino che viene ricoverato al Grossoni 1 l’11 giugno 2005 e dopo qualche settimana viene trasferito a Medicina 2 da dove viene dimesso il 27 luglio 2005.
    Nel portale dei reparti non esiste nessuna documentazione del ricovero al Grossoni 1!
    Esiste, invece, la relazione alla dimissione da Medicina 2, in cui nel motivo del ricovero si dice: il paziente viene ricoverato in psichiatria Grassoni 1 e contenuto per imponente stato di agitazione.
    Successivamente comparsa di rabdomiolisi imponente (cpk >22000) per cui viene ricoverato in medicina II dove diviene sempre più evidente una paralisi flaccida bilaterale degli arti superiori
    con totale impotenza funzionale La rabdomiolisi è “la rottura delle fibre muscolari con conseguente rilascio del contenuto di fibra
    muscolare (mioglobina) nel flusso sanguigno … legata a traumi con schiacciamento muscolare.”
    Il trattamento che in una persona contenuta porta ad una imponente rabdomiolisi è il famigerato “spallaccio” prolungato nel tempo.
    Appena al Grossoni 1 si sono accorti che Mohamed aveva perso l’uso delle braccia lo hanno trasferito di corsa a Medicina 2, ed hanno fatto sparire tutta la documentazione del reparto.
    La diagnosi alla dimissione è: “paralisi bilaterale del plesso brachiale”.

    -

    Francesco D.
    ricoverato al MURG per grave insufficienza respiratoria viene trasferito al Grossoni 3 dopo appena tre giorni muore.
    Francesco D. è morto contenuto?
    Il 26 settembre 2008 Francesco D. si reca in PS per un colloquio psichiatrico; non vengono riscontrate emergenze psicotiche ma per dispnea viene ricoverato il paziente in MURG – Medicina di urgenza per le terapie del caso.
    (Per dispnea si intende un tipo di respirazione faticosa, che viene avvertita soggettivamente come “fame/bisogno d’aria” ed inadeguatezza del respiro, e che comporta l’aumento dello sforzo per
    respirare, con la conseguenza di un impegno muscolare non spontaneo per compiere inspirazioni ed espirazioni.)
    Il Sig. Francesco è una persona obesa, nonché un accanito fumatore. Il medico della MURG fortemente irritato per l’impossibilità di fargli smettere di fumare convoca la D.sa Calchi per farlo trasferire al Grossoni 2. La D.sa Calchi, sapendo che nel suo reparto per impedire ad un paziente di fumare lo si lega al letto e che per un paziente in quelle condizioni la contenzione può essere letale, si
    oppone decisamente al ricovero e, invitata dal medico della MURG, mette per iscritto questa opposizione.
    Dopo qualche ora, lo psichiatra di guardia che sostituisce la D.sa Calchi accetta la richiesta della MURG e il Sig. Francesco, con la sua grave insufficienza respiratoria, viene trasferito al Grossoni
    Dopo appena 3 giorni il Sig. D. “veniva rinvenuto in una condizione di arresto del circolo; sottoposto inutilmente alle cure rianimatorie, veniva dichiarato deceduto.”
    Nel caso di Francesco D. esiste la relazione alla dimissione del reparto di Psichiatria 3 (Grossoni 3):
    II paziente durante la degenza in MURG è stato sottoposto a terapia medica con steroidi aerosol con broncodilatatori; ha continuato a fumare malgrado le proibizioni. … Era stato quindi … trasferito presso il nostro reparto. Anche nel nostro reparto il pz non seguiva la prescrizione di non fumare …. In data 01/10 il pz veniva rinvenuto in una condizione di arresto del circolo; sottoposto
    inutilmente alle cure rianimatorie, veniva dichiarato deceduto.

    -

    Tullio C.
    viene ricoverato al Grossoni 3
    dopo qualche giorno muore
    Tullio C. è morto mentre era legato da 14 ore?
    Tullio C. viene ricoverato al Grossoni 3 un imprecisato giorno di ottobre di questo anno.
    Nel portale dei reparti non esiste alcuna documentazione riferita al suo ricovero.
    Esiste solo:
    - il referto di Anatomia Patologica n. S2010-001040 del reparto di Anatomia di
    Niguarda, che indica la visita necroscopica fatta il 24 ottobre 2010,
    - le analisi del sangue e delle urine fatte dal Laboratorio di analisi Chimico-Cliniche Patologia Clinica di Niguarda il 21 ottobre 2010.
    Da queste analisi risulta che Tullio C., appena 3 giorni prima di morire stava bene.
    Da queste analisi risulta che Tullio C., era ricoverato al Grossoni 3 (primario Leo Nahon).
    Tutti gli operatori dei Grossoni e del DSM sanno che Tullio C. era stato legato al suo letto alle 11 di mattina e che, 14 ore dopo, alle 2 di notte è stato trovato morto nel suo letto di contenzione.

    -

    Rita F.
    A causa di una lunga e insensata contenzione patita al Grossoni 1
    subisce ulcere da decubito, una tromboembolia polmonare, una trombosi venosa profonda,
    una infezione alle vie urinarie
    Rita F. il 3 marzo 2006 viene ricoverata al Grossoni 2.
    Durante il ricovero la paziente si era dimostrata oppositiva alla terapia del medico curante e
    rimaneva a letto con le sponde. Per i suoi tentativi di scavalcare le sponde è stata legata a letto,
    ed è rimasta in contenzione per un tempo lunghissimo.
    La lunga contenzione ha provocato:
    - piaghe da decubito,
    - infezione delle vie urinarie da enterococco,
    - trombosi venosa profonda arto inferiore dx
    - tromboembolia polmonare
    La povera Sig.ra Rita, ridotta in fin di vita dalla insensata lunghezza della contenzione,
    trasfigurata in una specie di manifesto vivente delle gravi lesioni provocate dalle contenzioni,
    in giugno viene trasportata d’urgenza all’UCIC, che è il reparto di terapia cardiologica di urgenza,
    e, dopo, a Medicina 2, dove le curano le piaghe da decubito. La Sig. Rita viene dimessa da Medicina 2 il 31 luglio 2006.
    Nel portale dei reparti di Niguarda è sparita tutta la documentazione del lungo ricovero al Grossoni,
    mentre invece esiste la relazione alla dimissione di Medicina 2.
    Tutto questo non sarebbe avvenuto se, all’inizio, fosse stato cambiato il suo medico curante con un altro medico un po’ più accetto dalla paziente!
    Lo straordinario accanimento contenitivo operato contro la Sig.ra Rita F. spinge il DSM a redigere le prime linee guida della contenzione fisica in ospedale, apparse nella dispensa citata all’inizio.

    Se questi fatti risultassero realmente successi, e sono purtroppo realmente successi, e non sono gli unici casi del genere ad essere successi, non una delle parole di questo blog iavrebbe ancora un minimo senso, siamo infatti di fronte a torture e omicidi:

    Il diritto internazionale considera la tortura un crimine contro l’umanità.
    La Convenzione ONU approvata dall’Assemblea generale il 10 dicembre 1984 e ratificata dall’Italia ai sensi della legge 3 novembre 1988, n. 498, all’articolo 1 definisce il crimine della tortura come:
    “qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze, fisiche o mentali, con l’intenzione di ottenere dalla persona stessa o da un terzo una confessione o un’informazione, di punirla per un atto che lei o un’altra persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorire o costringere la persona o un terzo, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi altra forma di discriminazione, qualora tale dolore o sofferenza siano inflitte da un pubblico ufficiale o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o con il suo consenso espresso o tacito”.
    Il “Protocollo di Istanbul – Manuale per un’efficace indagine e documentazione di tortura o altro trattamento o pena crudele, disumani o degradanti”, sottoposto il 9 agosto 1999 all’Alto
    Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, al Cap. IV – “Considerazioni generali per i colloqui”, paragrafo “G – Rassegna dei metodi di tortura”, tra altri metodi di tortura elenca anche:
    b) Tortura posizionale, usando sospensione, stiramento degli arti, restrizione prolungata dei movimenti, posizionamento forzato;

    l) Tortura farmacologica usando dosi tossiche di sedativi, neurolettici, paralizzanti, ecc.;

    u) costrizione ad assistere a tortura o atrocità inflitte ad altri.

    AL di là di qualsiasi unto di vista pro o contro 3, addirittura 15 e oltre giorni di contenzione non possono avere alcun senso terapeutico per nessuno.

  26. Giulia G. scrive:

    Il problema non è “tifare”, ma capire se quanto è stato riportato corrisponde a fatti oggettivamente accertati…purtroppo sappiamo bene che l’associazione telefono Viola porta avanti una campagna “estremista” e non mi meraviglierei che, allo scopo di “dare scandalo”, diffondesse notizie distorte. Conosco i colleghi di Niguarda e per questo sono assolutamente convinta che la situazione non sia quella descritta. Svolgo la professione di Medico di Base e ho pazienti in carico che sono in cura per problemi psichiatrici, anche gravi, proprio presso il Dipartimento di Salute Mentale di Niguarda. Non ho mai avuto rimandi negativi e ho avuto modo negli anni di conoscere direttamente alcuni dei colleghi psichiatri…credo proprio che sia impossibile. Comunque non siamo certo noi a poter stabilire quale sia la verità, ma gli organi competenti.

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